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21 May2013
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Ambiente

Notizie - Ambiente

Ferrandina: è il momento di fare il punto

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L’Osservatoriio Ambiente e Legalità della Regione Basilicata si è espresso a favore della raccolta differenziata essa va incrementata in maniera significativa per ridurre la quantità di rifiuti da avviare in discarica ed è necessario la bonifica delle vecchie discariche come quella del Comune di Ferrandina in località Casaleni

Su tutto c’è una convergenza generalizzata, l’intervento è indifferibile ed occorre trovare le risorse.

Bisogna, inoltre, creare discariche consortili moderne dove avviare la parte residuale dei rifiuti rivenienti dalla raccolta differenziata.

Il nuovo Assessore Regionale all’Ambiente con un intervento non più rinviabile e di concerto con il commissario dell’ATO rifiuti dovrà provvedere.

Il sindaco di Ferrandina, con una manovra plateale, ha pensato di incatenarsi; forse per riparare alla aggressione verbale fatta nei confronti del giornalista che ha denunciato il grave pericolo ambientale.

Egli richiama l’attenzione sulla mancata bonifica della Val Basento partendo dalla Materit.

La bonifica attende, mancano le risorse, l’area è stata messa in sicurezza, forse.

L’incatenamento è suggestivo ed ha riscosso la solidarietà di molti Sindaci .

Le quotazioni di Pista Mattei sono invece in ribasso, nessuno si è incatenato e nessuno è stato solidale anzi, il sequestro dell’area, è caduto sostanzialmente nell’oblio e le fragole, appena raccolte, dovranno attendere il loro bravo Boeing 747 – Cargo per arrivare, fresche di raccolta, sulle tavole dei consumatori di tutto il mondo.

Messa da parte la vicenda della discarica, il Sindaco di Ferrandina solleva il problema della bonifica dell’area già caratterizza e riconosciuta sito di interesse nazionale.

Si parla di circa 10 Meuro, forse ne occorrono di più.

Che fine ha fatto la dotazione finanziaria di 4.545.454,00 euro, una metà a valere sui Fondi Por 2007-2013, messi a disposizione dalla Regione Basilicata, e l’altra su Fondi statali (D.M. 28 novembre 2006, n. 308) e con i quali avviare da subito l’iter di bonifica del sito?

Era, questa , una notizia di metà Dicembre dello scorso anno.

Anche queste risorse sono servite per finanziare la costruzione del ponte di Messina?

Dire che la la Val Basento è una area martoriata in termini di inquinamento è un po’ come scoprire l’acqua calda,dire che in agro di Ferrandina ci sia un po’ di confusione e disattenzione forse non è sbagliato

.E’ vero il Comune di Ferrandina, tra l’altro, ha dato autorizzazione all’impianto di Ecoil.

La fabbrica avrebbe dovuto trattare oli esausti, però, non esiste ancora , sembra vi sia una saturazione del mercato.

Vi è invece la Mythen che tratta oli vegetali e che vengono trasformati in biodiesel.

Carburante che va all’estero perché in Italia non c’è consumo in quanto i nostri motori non sono adattati. Il combustibile va preminentemente in Francia e Spagna

E’ una fabbrica che per la qualità e/o quantità delle sostanze trattate, risulta potenzialmente pericolosa e per questa ragione è oggetto di una scrupolosa legislazione, sempre migliorabile, il ciclo produttivo abbisogna di costante monitoraggio, del resto previsto.

Su di una strana vicenda occorre, però, fare chiarezza e quando ci sono dei punti oscuri nascono i peggiori sospetti.

Nel blog dell’uscente Assessore Santochirico, il 14 Novembre del 2008, egli racconta di una visita fatta alla Mythen e tra l’altro annota che “nel corso dell'incontro, il management dell'azienda ha fatto presente anche alcune criticità che non agevolano la produzione, come ad esempio la mancanza della rete fognante: nella difficile contingenza in cui sono sempre più numerose le industrie che smobilitano, si avverte l'esigenza dell'apporto dell'ente di promozione dello sviluppo industriale in provincia di Matera”.

Maurizio Bolognetti, segretario regionale dei radicali lucani, in uno dei suoi raids compiuto alla fine di Ottobre del 2009, scopre un tubo corrugato nero del diametro, forse, di 380 mm e che scarica acqua visibilmente inquinata in un ruscello.

il Bolognetti afferma essere uno scarico della Mythen e che riversa liquido, apparentemente inquinato, nel vicino Basento e denuncia l’accaduto.

La società contro deduce che” l'Azienda dispone sia di una rete fognaria sia di un impianto di depurazione,con cui provvede opportunamente a purificare le acque prima di riversarle nel Basento e l’attività è stata autorizzata dalla Provincia di Matera a far data dal 2005”

tutto chiarito quindi, incidente chiuso.

Il 19 Novembre dello scorso anno, però, un quotidiano locale informava che erano stati scoperti

versamenti inquinanti nel Basento in agro di Ferrandina. e che il Corpo Forestale dello Stato della Stazione di Salandra aveva deferito una ditta alle autorità giudiziarie.

Un cittadino aveva segnalato lo scarico di acque reflue industriali di natura sospetta nel fiume Basento nei pressi della zona industriale di Ferrandina.e che vi erano delle emanazioni maleodoranti.

Giova ricordare che in altro filmato sempre Bolognetti ha raccolto la denuncia della Signora Pierina e la stessa parla di emanazioni maleodoranti provenienti della Mythen :strana coincidenza

Lungo la pertinenza idraulica del corso d’acqua gli uomini della Forestale rilevano lo sversamento abusivo di acque reflue provenienti da tubature di insediamenti industriali.

Gli agenti risalgono alla ditta responsabile della produzione del liquido inquinante, che è risultata avere già precedenti segnalazioni all’autorità giudiziaria per analoghi reati.

I responsabili vengono deferiti alle autorità giudiziarie di Matera..

Sono passati quattro mesi dall’evento è possibile sapere cosa è accaduto?

Il Sindaco e la sua giunta possono incatenarsi da qualche parte per chiedere che si faccia chiarezza? La vicenda è finita in un assordante silenzio così come è accaduto per il cattivo funzionamento dell’inceneritore Fenice a San Nicola di Melfi..

Pio Abiusi

Matera, 25 Aprile 2010

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 26 Aprile 2010 09:58 )

 
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Piu' matrimoni al Sud e nelle Isole

Piu' matrimoni al Sud e nelle IsoleL'Italia è divisa tra Nord e Sud per i matrimoni: ci si sposa molto di più al sud e nelle isole. Il dato emerge dalla rilevazione dell'Istat che ha fornito i dati regione per regione riferiti al 2008. Le nozze fra celibi e nubili rappresentano l'86,2% del totale: ci si sposa di piu' al Sud e nelle Isole (4,9 e 4,7 per mille abitanti) che al nord (3,6) e al Centro (4).
Le regioni in capo e in coda della classifica sono Campania (5,5) e Friuli Venezia Giulia (3,3). La Basilicata con il 4,1 si posiziona al centro.
Alti tassi di matrimoni si hanno anche in Puglia e Sicilia (4,8), e in Calabria (4,6).
Per quanto riguarda le seconde nozze, fra divorziati sono il 92,1% del totale delle unioni successive. Sono piu' diffuse al Nord; in particolare in Liguria (24,2%), in Friuli Venezia Giulia (22,7%), in Piemonte 822,2%). All'opposto ci sono Basilicata (5,8%) e Calabria (6,5%).

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 08 Aprile 2010 19:27 )

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PUGLIA, ENERGIE RINNOVABILI: COSÌ LOSAPPIO SU SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE

In relazione alla sentenza della Corte Costituzionale in materia di energie rinnovabili,l'assessore al Lavoro, Michele Losappio, ha diramato la seguente dichiarazione: "La sentenza della Suprema Corte determina disorientamento nella valutazione delle sue motivazioni. "La Corte riconosce la inosservanza del Governo Nazionale rispetto ai propri compiti e stigmatizza l'assenza di linee guida e di indirizzo per il territorio ma, di fronte a cotanta inerzia, considera improprio l'intervento delle Regioni.
"La Corte esclude che la Regione possa tutelare le aree protette e le zone di maggior valore paesaggistico e naturalistico con la proibizione ad installare parchi eolici e fotovoltaici, ma conferma l'obbligo per le imprese di passare attraverso la Via e le Valutazioni di incidenza per ogni singolo progetto determinando nei fatti un affaticamento per gli Uffici della Regione e delle Province che nella grande maggioranza dei procedimenti porterà comunque allo stesso risultato di diniego.
"La Corte valorizza le energie alternative ma annulla la scelta della Regione di incrementarne la produzione attraverso la semplificazione delle procedure nelle aree ammesse attraverso la semplice Dia fino a 1 Mw mentre da oggi in poi si tornerà ai 0,020 Mw.
"In sintesi avremo da un lato procedure più lente e complesse di tutela delle aree sensibili e dall'altro iter macchinosi e lunghi per la concessione delle autorizzazione nelle altre aree. "Una complicazione di cui non si sentiva davvero il bisogno."
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Business energetico ed eolico in Basilicata

L’energia eolica in Basilicata investe non solo il ruolo dei municipi, della Regione e dei governi, ma soprattutto gli interessi privati delle società e dei procacciatori di affari che popolano questo settore industriale. Inquietanti sono i risvolti, ancora non approfonditi ed analizzati, circa il ruolo della politica locale e regionale ponendo interrogativi sulla produzione di energia che resta tuttavia limitata ed ancora solo sulla carta. Una situazione questa, riconducibile all’uso, in gran parte speculativo, dei forti incentivi pubblici statali e regionali per realizzare gli impianti con meccanismi di finanziamento che non hanno tenuto conto della produzione energetica effettivamente realizzabile pur in assenza di velocità medie del vento che in Basilicata sono basse (uno studio dell’ENEA individuava nella regione poche località idonee all’installazione di torri eoliche). In assenza del Piano Energetico Nazionale, si è così volutamente prodotta una deregulation della programmazione regionale, cannibalizzata dalle società eoliche attraverso l’uso della carta bollata ed i ricorsi alla giustizia amministrativa. Un vero e proprio “assalto alla diligenza” dei contributi pubblici ottenuto senza preoccuparsi delle effettive ricadute per il territorio e soprattutto del potenziale di energia stimata e prodotta.
Il quadro analitico che la Ola offre alla lettura, fotografa una situazione ancora in evoluzione con una geografia della regione che subirà radicali trasformazioni nei prossimi dieci anni, attraverso il PIEAR (Piano di Indirizzo Energetico Ambientale Regionale), che prevede di realizzare una foresta di acciaio di oltre 1.600 torri eoliche, spesso ricadenti in ambiti protetti ed in zone montane rilevanti dal punto di vista paesaggistico, dopo aver abolito, su ricorso delle società eoliche, le norme regionali per il corretto inserimento dell’eolico sul territorio.
I megawatts prodotti attraverso la sola fonte eolica nei prossimi anni ( 1.500 MW) colmerebbero di oltre 8 volte il fabbisogno energetico regionale, senza considerare le altre fonti di energia. Sconcerta constatare come la programmazione regionale abbia assecondato questo disegno speculativo consentendo ad esempio di realizzare con una semplice DIA (Dichiarazione di Inizio Attività, in aggiunta agli impianti definiti di tipo industriale, impianti di 1 MW di potenza (una sola pala eolica potrebbe alimentare un comune di piccole dimensioni), senza analizzare il conseguente devastante effetto domino.
L’Osservatorio Ambientale OLAWATCH mostra come in alcuni comuni lucani siano stati previsti anche più impianti eolici. Solo apparentemente gli uffici regionali della Regione Basilicata hanno tentato di opporre “dinieghi” (vedi tabelle), soccombendo in modo scontato alla potentissima lobby eolica che riesce ad ottenere oltre 1.500 MW dei 3.447 MW totali richiesti. Cifra comunque elevatissima ove si pensi all’ubicazione degli impianti ed alla loro resa produttiva destinata a restare una “cattedrale nel deserto”. Senza entrare nel merito delle scelte di programmazione, ci limitiamo a segnalare i nomi di molte di società eoliche riportate nelle tabelle allegate che, è bene sottolineare, possono non essere quelle attualmente operanti. Nel corso di questa vicenda emerge infatti come i diritti inizialmente acquisiti da molte società (quasi sempre si tratta di srl) attraverso la concessione di terreni e di autorizzazioni regionali, siano stati venduti ad altre società più grandi o loro prestanomi. Anche questo aspetto andrebbe analizzato caso per caso, situazione per situazione, comune per comune, senza escludere che vi possano essere state condotte speculative e/o illegali. Un gioco di scatole cinesi spesso ignorato dalle visioni “fatate” di chi ancora crede che “l’energia alternativa è bella ed è buona”, perché etichettabile come pulita e sostenibile ed alternativa al nucleare, dimenticando di analizzare la produttività energetica ed economica ma soprattutto i costi sociali ed ambientali che essa comporta.

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Il falco grillaio ancora protagonista

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“Ali sopra le murge”, è il documentario che ha tracciato il 23 marzo su Rai Tre la “vita” che i grillai (Falco naumanni) svolgono tra Matera e Montescaglioso ogni anno. Puntuali arrivano nelle nostre zone e puntuali migrano alla ricerca delle migliori condizioni per svolgere il loro ciclo biologico. Puntuali colorano il territorio di un valore aggiunto che attrae naturalisti e turisti per assistere ad uno spettacolo suggestivo che riempie la città dei Sassi e le aree contermini. E’una risorsa inestimabile, quella dei grillai, che rende protagonisti numerosi addetti ai lavori i quali, con un lavoro prezioso, concorrono a sensibilizzare la popolazione ed i turisti ad accogliere i grillai con la giusta attenzione. L’attenzione è alta ed è testimoniata dalle importanti azioni svolte dalle Istituzioni, e tra queste la Provincia di Matera, il Corpo Forestale dello Stato, l’Ente Parco della Murgia Materana ed il Parco Nazionale dell’Alta Murgia; è un lavoro che coinvolge numerose Associazioni di Protezione Ambientale che operano in maniera continua sul territorio oltre che numerosi volontari ed esperti che concorrono a mantenere attivo un sistema di sensibilizzazione e di appello pubblico che permette di recuperare i grillai in difficoltà e portarli presso le sedi competenti per avviare la fase di recupero. Matteo Visceglia, da anni impegnato nella gestione del “Centro Recupero Rapaci della Riserva Naturale di San Giuliano, evidenzia che grazie alle azioni avviate con il Progetto LIFE Natura “Rapaci Lucani”, concluso nel settembre scorso, sono stati raggiunti ottimi risultati sia sul piano della sensibilizzazione e della divulgazione concretizzatosi nella produzione di diversi materiali didattici, sia sul piano della conservazione sul campo attuata attraverso il recupero, la cura e la reimmissione in natura di numerosi grillai e rapaci di varie specie. I risultati generali ottenuti con le attività pratiche messe in campo da tale progetto nel periodo 2007-2009 sono considerati particolarmente utili per una maggiore conoscenza e risoluzione delle problematiche della specie nel nostro territorio. Alcuni dati sono stati resi noti dallo stesso Visceglia della società De Rerum Natura nell’ambito di un convegno organizzato a Matera il 25 settembre 2009. Nel triennio 2007-2009 sono stati recuperati 513 rapaci di cui 418 erano grillai. Il 75% di essi è stato poi rimesso in libertà e la maggior parte degli esemplari liberati è stata marcata con piccoli anelli di alluminio con codici alfanumerici, utili in caso di ritrovamento in qualunque parte del mondo. I grillai curati dal Centro Recupero provinciale provenivano da 12 comuni, sia lucani che pugliesi, a testimonianza che la sensibilità verso questa specie è sicuramente in crescita ovunque. I principali fattori che determinano situazioni di difficoltà sono quasi sempre legati al particolare comportamento riproduttivo che li porta a frequentare i centri storici di diversi comuni dove nidificano in anfratti di vario genere. Una delle azioni che ha contribuito a migliorare la disponibilità di siti di nidificazione è stata la messa in posa nel 2007, a cura degli esperti incaricati, di circa 400 cassette nido artificiali sui tetti di alcuni edifici pubblici e privati di Matera e Montescaglioso. Il monitoraggio scientifico previsto dal Progetto ed effettuato nel periodo riproduttivo ha dato risultati molto positivi considerando che già a due anni dalla collocazione dei nidi la percentuale di occupazione è stata del 35,12 %. I nidi, per la loro particolare robustezza, potranno essere utilizzati anche quest’anno e negli anni successivi consentendo alle coppie di grillaio di poter sempre disporre di cavità sicure ed alternative di nidificazione, visto che il continuo sviluppo delle attività di restauro edilizio dei centri storici rappresenta una delle maggiori minacce alla conservazione del grillaio nel Sud Italia, soprattutto quando non si osservano le norme emanate dai comuni a tutela della specie durante la fase riproduttiva. Per quanto riguarda la migrazione non ci sono particolari differenze rispetto al passato: anche quest’anno già nella prima settimana di marzo sono stati osservati i primi grillai e poi via via ne sono arrivati altri. Il flusso migratorio è ancora in corso e terminerà ad aprile quando la popolazione riproduttiva sarà quasi al completo e pronta per la nuova avventura del rinnovo della vita. Al momento si stimano circa 1000 coppie tra Matera e Montescaglioso ma i dati possono variare di anno in anno. Una delle tecniche di valutazione della consistenza della popolazione e’ il conteggio pre e post-riproduttivo. In popolazioni particolarmente grandi come quella di Matera tale stima risulta piu’ difficile e complessa per l’elevato numero di individui che si concentra sui dormitori principali. L’anno scorso il censimento preriproduttivo effettuato il 22 aprile ha portato al conteggio di ben 2923 individui. Un’esperienza, insomma, essenziale per un territorio che deve continuare a guardare con interesse alla questione ambientale nella quale entrano a pieno titolo i grillai, patrimonio indiscutibile del nostro territorio.

 

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Il documentario sul grillaio, per chi interessato, è possibile vederlo ora sul sito di Geo&Geo:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-965af79b-a213-4dac-a74b-af5ab121f4b7.html?p=0

 

Ultimo aggiornamento ( Sabato 27 Marzo 2010 22:14 )

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