"Il cinghiale che uccise Liberty Valance", il romanzo di Meacci in cui spicca il "cinghialese"

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“Se si potesse dire amore in cinghialese: se si potesse dire amore in qualsiasi lingua”.

Se bastasse un solo aggettivo a descrivere Il cinghiale che uccise Liberty Valance (minimum fax, collana Nichel) di Giordano Meacci sarebbe “originale”. In realtà questo romanzo è molto altro: vivace, spiazzante, caleidoscopico per lo stile e per la trama. Non è una fiaba eppure gli animali – i cinghiali – acquisiscono facoltà umane. Pensano proprio come noi e diventano consapevoli della morte. Per aiutare il lettore a comprendere la loro lingua, Meacci in appendice inserisce addirittura  un “Prontuario cinghialese”.

Il cinghiale che uccise Liberty Valance (il titolo è un implicito omaggio al film di John Ford L’uomo che uccise Liberty Valance , tra l’altro citato nel testo) è un mix di generi letterari che si alternano in una trama fitta e spesso visionaria. Sono 52 i capitoli ambientati tra il 1999 e il 2000 (ma anche ogni riferimento cronologico è relativo visto che gli stessi capitoli non seguono un ordine prestabilito, procedendo per flashback o salti temporali) a Corsignano, un paesino di fantasia a cavallo tra Umbria e Toscana,  dove si snodano le vite di uomini e donne nella loro quotidianità: gente che lavora, donne che tradiscono i propri uomini e uomini che perdono una fortuna a carte, una donna abbandonata sull’altare, un avvocato canaglia, due bellissime sorelle che eccellono nell’arte della prostituzione e una bambina che rischia la morte. Accanto a questa comunità fin troppo umana ne spunta un’altra, quella dei cinghiali, nella quale uno di loro riesce ad entrare in sintonia con gli uomini. Il problema è che questa “dote” lo confina in un limbo, in una fastidiosa indeterminatezza nella quale non si sente più né completamente animale né uomo.

Le pagine di Meacci sono una scoperta continua e, leggendole, non esiste il rischio di annoiarsi. Si rimane, al contrario, stupiti, per il modo in cui l’autore sia riuscito a giocare con una storia brillante e curiosa.

Giordano Meacci (Roma, 1971) ha pubblicato Fuori i secondi (Rizzoli 2002) e Tutto quello che posso (minimum fax 2005). Alcuni suoi racconti sono in Esc. Quando tutto finisce (Hacca 2012), Sono come tu mi vuoi. Storie di lavori (Laterza 2009), Deandreide (Rizzoli 2005) e La qualità dell’aria (minimum fax 2004). Con Claudio Caligari e Francesca Serafini ha scritto Non essere cattivo (2015) di Claudio Caligari.

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