"Quella notte sono io". Bullismo, sensi di colpa e tradimenti nel nuovo libro di Giovanni Floris

 

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“(…) Era così poco normale che anche i professori si sforzavano per tollerare i suoi lunghi momenti di assenza, lo sguardo che vagava opaco durante le spiegazioni, il modo in cui si alzava e usciva all’improvviso. Non puntava mai gli occhi in faccia. Non aiutavano i vestiti assurdi tipo lord inglese, i capelli divisi dalla riga precisa di chi si fa ancora pettinare dalla madre. Non parlava con nessuno, e se parlava, lo faceva a sproposito”.

Basta poco per essere etichettati “diversi” e avere addosso gli occhi dei più forti: il liceale Mirko Caiati era la preda perfetta. E quello che aveva i contorni di uno scherzo si è trasformato in tragedia. Ha una trama piena di colpi di scena e di analisi psicologica Quella notte sono io (Rizzoli), il nuovo libro del giornalista Giovanni Floris. In un intreccio in cui suspense e tensione catturano il lettore, predomina il tema del bullismo, il potere del gruppo che può offuscare il buon senso del singolo, la presunzione di essere normali. I casi di cronaca su violenze perpetrate da coetanei su ragazzi deboli e indifesi sono all’ordine del giorno. Ad accomunarli, oltre all’assurdità di quei gesti, la tendenza a considerarsi superiori.

Accade l’ultimo anno di liceo, durante una gita, a Stefano (l’io narrante, il ragazzo normale), Germano (il Kapo, tutto muscoli e niente cervello), Lucio (l’intellettuale, con uno sguardo che ti giudica dall’alto), Silvia (bellissima e ribelle) e Margherita (dolce e rassicurante), i cinque “aguzzini” dalle buone maniere pronti a scagliarsi contro Mirko, il diverso.

“Credo di essere diverso dagli altri. – afferma Stefano - Non c’è un ricordo che mi faccia stare bene. E non cambia se sono belli o brutti: è il ricordare in sé che mi scatena il senso di colpa.

Non sto male pensando a quella notte, sto male pensando a qualsiasi cosa sia successa prima dell’istante che sto vivendo.

Mi fa male il format del ricordare.

Anche le memorie più felici sono una condanna”.

Dopo 27 anni è la madre di Mirko a convocarli in una villa in campagna mentre di Mirko aleggiano solo un’ombra sinistra e troppi interrogativi (è morto? E’ un vegetale? Ricorda qualcosa?). L’incertezza sulla sorte del ragazzo e l’inquietudine per la strana situazione che via via si crea all’interno della villa sono scanditi dalle reazioni sempre più impulsive del gruppo, da un’ansia crescente e dal profilarsi di uno scenario paradossale. E’ in corso un processo – forse sommario o forse fin troppo rigoroso – che farà riaffiorare sensi di colpa, paure, inganni, tradimenti: nessuno dei cinque sarà escluso, per nessuno di loro la vita tornerà ad essere quella di prima.

“Nelle mie intenzioni Quella notte sono io non è un racconto sul senso di colpa, ma sul senso di responsabilità. – scrive Floris - Sulla capacità di essere presenti a se stessi mentre si prendono le decisioni, prevedendo le conseguenze di quello che si fa. Comprendere l’importanza di ogni propria azione non è facile, è una qualità rara, così come lo sono essere in grado di apprezzare le differenze e il coraggio di difendere quelli che, sul momento, sembrano essere i più deboli. Tra l’altro, prima o poi, capita a tutti di essere i più deboli; bisogna tenere duro, poi passa. E si capisce che nessuno è più forte dell’altro”.

Giovanni Floris è nato a Roma il 27 dicembre 1967. Giornalista dal 1995, ha seguito come inviato del Giornale Radio Rai i maggiori avvenimenti di politica, esteri ed economia. Ha condotto Radio anch’io, è stato corrispondente dagli Usa nel 2002. È autore e conduttore di Ballarò, quest’anno alla decima edizione. Vincitore di numerosi premi tra cui Saint-Vincent, Premiolino, Flaiano, Guidarello e Elsa Morante. I suoi ultimi bestseller pubblicati da Rizzoli sono La fabbrica degli ignoranti (2008, ora in Bur), Separati in patria (2009), Zona retrocessione (2010). Quest’anno per Feltrinelli è stato pubblicato La prima regola degli Shardana.

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