"Perdersi" di Charles D’Ambrosio, una delle voci più rappresentative della narrativa americana

 

 

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“(…) In un panorama appiattente di arringhe, affollato da figure pubbliche che parlano sempre e soltanto da una posizione di autorità definitiva e producono solo un flusso infinito di conclusioni, provo una viscerale diffidenza nei confronti di un mondo che sta facendo appello alla mia indolenza e al mio vuoto interiore, e che chiede solo che mi arrenda. Ma una volta che ogni aspetto della vita viene sondato e reso plurale, una volta tirate le somme, calcolate le medie, date tutte le risposte, raggiunti risultati su cui ci si trova d’accordo, che succede se uno non si sente così plurale? Di fronte a tale e tanta convinzione nascondo i miei dubbi nella vergogna, o in qualcosa del genere, sentendomi isolato e solo, inutile e in qualche misura vulnerabile, con tutti i miei pensieri più intimi e urgenti condannati al soliloquio. (…)”.

Benvenuti nel nuovo testo dell’insuperabile Charles D’Ambrosio, una delle voci più rappresentative della narrativa contemporanea americana - ha vinto il Whiting Award, e per tre volte è stato incluso nella prestigiosa antologia annuale Best American Short Stories.

Dopo due fortunate raccolte di racconti – Il museo dei pesci morti e Il suo vero nome – entrambe pubblicate da minimum fax e segnalate fra i libri dell’anno dal New York Times, con Perdersi (minimum fax, collana Sotterranei, traduzione di Martina Testa) regala al lettore alcuni saggi che spaziano da descrizioni caleidoscopiche su Seattle – sua città natale – a dissertazioni sul Giovane Holden fino a riflessioni sulla famiglia – ovviamente sui generis - dell’autore.

D’Ambrosio ha una scrittura ipnotica, il cui tratto distintivo è rappresentato da voli pindarici. In Perdersi instaura un dialogo intimo con il lettore e, attraverso una prosa armoniosa ed equilibrata e uno stile geniale e frizzante, lo coinvolge in una conversazione continua con se stesso.

Unico punto fermo, l’isolamento, concetto che torna più volte in questa raccolta apprezzata anche da Philip Roth: “Resterete stupiti da quanto è versatile il talento di Charles D’Ambrosio”, ha infatti affermato.

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