Matera, domenica 19 febbraio la Dynamic Center presenta il Trofeo Baby di kickboxing

 

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Calci e pugni per combattere l'abbandono sportivo precoce (drop out). E’ questo lo scopo della prima edizione del Trofeo Baby di Kickboxing in cui atleti dai cinque ai 12 anni provenienti sia dalla Basilicata sia dalle regioni limitrofe daranno vita a una sorta di saggio senza contatto diretto e suddiviso in tre prove: circuito, colpitori e prova al sacco. Il Trofeo si svolgerà a Matera domenica 19 febbraio nella Dynamic Center in via Paganini 1, la palestra il del Maestro Biagio Tralli, pluripremiato campione di kickboxing e direttore tecnico della Nazionale italiana di Full Contact.

Tralli, che è anche il responsabile regionale della Fikbms, ha fortemente voluto questo trofeo insieme al Maestro Gianni Laterza, responsabile regionale Puglia: l’obiettivo è, appunto, quello di contrastare l'abbandono sportivo precoce (drop out), un problema non indifferente per le varie discipline sportive.  “Dagli ultimi studi fatti – spiegano Tralli e Laterza - si evince che vi sono circa un 33 per cento di ex-praticanti fra gli studenti delle scuole secondarie di primo grado, che hanno già avuto esperienze legate al mondo dello sport, ma hanno anche già perso interesse per questo mondo. Fra i fattori che possono aver influenzato un numero così elevato di giovani nella decisione di abbandonare la pratica sportiva, emerge che il 77,9 per cento dei ragazzi ha lasciato dopo aver praticato per uno, due o tre anni, ininterrottamente una disciplina, mentre il restante 22,1 per cento ha dichiarato una ex-pratica saltuaria. Le risposte evidenziano fra i principali motivi di abbandono, due aspetti generali: uno riferito al mondo della scuola, per l'eccessivo impegno richiesto dallo studio (56,5 per cento); l'altro alle modalità di svolgimento dell'attività ed al rapporto con allenatori e compagni - poiché fare sport diventa con il tempo noioso e non più stimolante (43.5 per cento) se non si mettono in campo nuovi stimoli. Se a quest'ultimo si aggiungono le percentuali relative ai seguenti motivi di abbandono: istruttori troppo esigenti (19,4 per cento), istruttori che non seguono (14,2 per cento), "troppa fatica" (24,4 per cento), difficoltà a socializzare (28,7 per cento), ne consegue che sono evidenti le difficoltà legate al rapporto con "l'organizzazione" dell'attività praticata, quindi la necessità di rivedere il modello organizzativo su cui intervengono le Società Sportive. Proprio per questo stiamo cercando di creare da tempo una attività gioco per formare i nostri piccoli atleti lavorando molto sulla multidisciplinarietà, in questa maniera cerchiamo di far crescere i campioni del domani”.

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