"Lo strano caso di Elia Coen", conflitti irrisolti e nodi da sciogliere nel nuovo libro di Leone

 

david leone

Elia Coen risente di echi del calibro di Elephant Man, Edward mani di forbice, Pinocchio, dottor Jekyll: anche nel nuovo romanzo di David Leone è tangibile la passione per la psicanalisi che traspare nei personaggi irrisolti e con nodi da sciogliere, nelle situazioni al limite e nell’eros soffuso.

Lo strano caso di Elia Coen (Noripios) ha per protagonista un licantropo, figlio di una coppia borghese di ebrei fiorentini. Elia, metà uomo e metà lupo, come ha trovato protezione e amore nella famiglia, ha dovuto subire anche l’oppressione, retaggio della peggiore ipocrisia borghese. Da qui la scelta di fuggire – nonostante la consapevolezza di andare incontro a nuovi, inevitabili, problemi e angosce – verso il miraggio di una serenità e di una regolarità familiare.

La trama è polisemica e si presta, per la vastità di temi affrontati, a molte interpretazioni: in Elia Coen, insomma, e nelle sue vicissitudini, c’è un po’ di ciascuno di noi.

Resta inalterata l’eleganza stilistica di David Leone, segno distintivo di tutte le sue opere.

Lo strano caso di Elia Coen si può trovare nelle librerie tradizionali e nelle principali librerie online (tra cui Amazon.it, Lafeltrinelli.it, Ibs.it, Mondadori store, Unilibro).

Come è nata la trama del suo ultimo libro, Lo strano caso di Elia Coen?

“Sin da bambino sono sempre stato attratto dalla storia degli ebrei, dalla diaspora, dal loro fuggire esuli di paese in paese, e anche per questo ho cominciato a informarmi e a leggere libri che trattavano di storia ebraica. E per scrivere un romanzo che trattasse di tematiche ebraiche ho capito che il modo migliore per farlo era rifarsi alla storiella ebraica, spesso detta judischer Witz o, semplicemente, Witz che significa “barzelletta” in tedesco e in yiddish. Nella molteplicità di argomenti e situazioni delle storielle ebraiche, un dato che spicca è la loro natura fortemente autoironica: ingrediente principe della vera intelligenza. Inoltre, con questo libro ho voluto creare una favola moderna (e surreale) che avesse come obiettivo quello di minare i tanti pregiudizi di cui purtroppo gli ebrei continuano ad essere bersaglio.  Di smontare, in altre parole, quella visione sclerotizzata dell’ebreo avido e sinistro, e a favorire il riconoscimento in lui dell’ebreo che è in ogni uomo”.  

La diversità, intesa nel senso più ampio del termine, è un po’ una costante nei suoi romanzi. Perché questa scelta?

“Sì, è proprio così. Anche in questo caso mi sono ispirato a un grande scrittore come Primo Levi che soleva dire che “ognuno è ebreo di qualcuno”. Nel concetto di protezione della vita umana, di qualsiasi nazionalità, religione, o etnia essa faccia parte, Levi capì che serve una solida presa di posizione che va al di là del gruppo. È insomma un fatto di semplice umanità, sia esso singolo individuo o popolo intero. Credo che la letteratura quindi debba anche prefiggersi di essere un antidoto al pregiudizio di qualsiasi tipo, nonché di ispirare un sentimento di vera empatia fra il lettore e il personaggio del romanzo”. 

Pur vivendo da molti anni in America, riesce a tratteggiare sempre bene situazioni tipo squisitamente italiane – ad esempio, le dinamiche familiari. Se avesse ambientato le sue storie in America, i suoi personaggi avrebbero avuto la possibilità di risolvere i conflitti con più facilità o il loro percorso interiore sarebbe rimasto invariato?

“Credo che il luogo geografico e la cultura del posto solo in parte influiscono sulla possibilità di risolvere conflitti con più facilità. In realtà ognuno di noi, ovunque si trovi, deve affrontare il proprio percorso interiore con le proprie forze. In fondo, la terra è indifferente e la vita è misteriosa per tutti, indipendentemente da dove si vive.  Per questo ognuno di noi, molto spesso, deve trovare da solo il modo migliore per risolvere i propri conflitti interiori e per dare un senso alla propria vita.  Certo, però, esiste anche un genius loci, e naturalmente anche di questo bisogna tener conto. Pertanto, l’ambientazione fisico-geografica inevitabilmente finisce per condizionare almeno in parte lo spirito più intimo dell’opera”.

E’ già alle prese con il quarto romanzo?

“Sì e aggiungo solo che sono già a buon punto...”.

David Leone è nato a Firenze nel 1974, trascorre la sua infanzia a Courmayeur, in Valle d’Aosta, dove frequenta il liceo linguistico, per poi trasferirsi a Washington D.C., dove studierà alla Georgetown University. Laureato in Scienze diplomatiche, vive all’estero e lavora nel campo delle relazioni internazionali.
È da sempre un appassionato dei grandi classici della letteratura mondiale. Nel 2014 il suo primo romanzo, Confessioni di un mammone italiano, viene pubblicato da Mauro Pagliai, nel 2015 ha pubblicato Piume di struzzo (Pagliai). Ama scrivere e viaggiare.

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