"L’unico viaggio che ho fatto", la storia di Gardaland nel romanzo di Emmanuela Carbé

 

gardalandTrent’anni di Gardaland descritti provando a guardarlo con gli occhi del bambino che siamo stati e paragonandolo all’adulto che siamo. Per Emmanuela Carbé, Gardaland, nonluogo per eccellenza, sogno di tutti i bimbi negli anni Ottanta, viene fuori da un flusso di coscienza che lega al parco divertimenti spezzoni di infanzia e magoni dell’età adulta.

L’unico viaggio che ho fatto. Storia di Gardaland e di quello che è successo dopo (minimum fax) accompagna il lettore in un periodo tutto sommato spensierato che spesso stride con quello attuale: Gardaland e i suoi cambiamenti – tra attrazioni soppresse, modificate o aggiunte ex novo – è lo specchio dei tempi, ora i biglietti si comprano online e c’è la possibilità di saltare la fila, o meglio mettersi in fila con chi ha un ingresso privilegiato.

L’originale libro della Carbé vuole essere un omaggio al noto parco divertimenti – fiore all’occhiello dell’Italia con spirito imprenditoriale, a metà anni Settanta, per poi essere fagocitato, nel 2006, dall’azienda britannica Merlin Entertainments, leader nel divertimentificio -, ne ricorda la storia dalla viva voce dei protagonisti, lo descrive dall’interno avventurandosi con un fratellino minuscolo sulle navi dei magnifici corsari e sulle terrorizzanti montagne russe, nel villaggio western e fra le tombe dei faraoni.

Gardaland, però, diventa anche il pretesto per parlare di un’infanzia senza padre, di appartamenti spiati e invidiati quando la protagonista da bambina accompagnava la nonna a fare pulizie, dell’ombra di un brutto male, di giornate impossibili passate su mezzi di trasporto per raggiungere il luogo di lavoro, di autostrade e autogrill… Ci sono frasi, in L’unico viaggio che ho fatto, che in poche righe contengono davvero un mondo perché l’autrice compie voli pindarici inimmaginabili. Con una parola apparentemente fuori posto, Carbé apre varchi, introduce altri concetti che però non sviluppa e lascia al lettore la responsabilità di farsi carico del suo surplus emotivo.

Gardaland è il punto di partenza e allo stesso tempo il punto di arrivo, la metafora dell’infanzia che finisce, della trepidazione dell’attesa, del senso di sospensione che regala un viaggio.
E, con un pizzico di rimpianto, si ricorda il Paolo Bonolis di Bim Bum Bam – Gardaland era infatti il set delle sigle del programma – così diverso da quello che, qualche anno fa, invita a entrare la sellerona...

Emmanuela Carbé è nata a Verona nel 1983. Ha scritto Mio salmone domestico (Laterza 2013) e racconti per riviste e antologie, tra cui Alta Marea (L'Età della febbre, minimum fax 2015) e "Questioni della lingua (Ma il mondo, non era di tutti?, marcos y marcos 2016). Lavora per PAD - Pavia Archivi Digitali.

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