L'orizzonte della scomparsa, il delicato confine fra il reale e il virtuale nel romanzo di Altamura

 

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“(…) Le sue aspirazioni erano rimaste indefinite, si limitasse a sognare la forma dei sogni, da cui l’inaspettata malinconia dei suoi umori. Era una diva la cui gloria si era già consumata indietro nel tempo e a cui ora non restava altro che la memoria di un amore diffuso nell’aria e qualcosa come un eterno simulacro di giovinezza”.

Lana è di una bellezza mozzafiato, di una telegenia unica, “(…) riesce a mantenersi costantemente in equilibrio fra realtà e rappresentazione di se stessa, senza mai cadere” e, in un’epoca in cui lo schermo – che sia quello di un pc o quello di un televisore – ha invaso lo spazio del reale, diventando a sua volta qualcosa di concreto, quando le si prospetta l’occasione di partecipare a un reality, non se la lascia sfuggire.

Christian è un pianista che combatte contro le sue ansie, è tormentato dal pensiero dal baratro quando accetta l’invito di Gerard Duval –pianista canadese di fama internazionale -  a studiare con lui all’Université de Montréal. La vita virtuale di Christian è “quella in cui può sfogare il caos che ha dentro senza paura di perdere il controllo di se stesso. (…)”.

L’evanescenza del mondo online accomuna Lana e Christian: il ragazzo, infatti, trascorre ore e ore su siti in cui può “spiare” – ma chi sta dall’altra parte dello schermo è consenziente – persone in atteggiamenti intimi e queste, a loro volta, possono vedere lui.

Lana e Christian sono i due protagonisti del nuovo libro di Giuliana Altamura, L’orizzonte della scomparsa (Marsilio, collana Romanzi e racconti). Barese, classe ’84, Altamura tre anni fa ha esordito per Marsilio nel 2014 con il romanzo Corpi di Gloria che le valse il Premio Rapallo Carige Opera Prima.

L’orizzonte della scomparsa conferma il talento di una scrittrice che, a trame molto originali coniuga eleganza stilistica e ricercatezza nella terminologia.

Il romanzo si apre con una situazione classica che miete sempre più vittime tra quanti si perdono nell’illusione dell’autenticità degli incontri via chat: Lana, seguita dalle telecamere di Catfish, una trasmissione di Mtv, sta per incontrare Blaxon, il ragazzo che le ha fatto perdere la testa. Si sono conosciuti e innamorati in chat. Il filtro dello schermo, però, di vero ha lasciato passare solo le parole: quello che Lana si trova davanti nel primo incontro non è un modello ma un ragazzino disadattato che si era costruito tutta un’altra identità. Ma è davvero così?

Attualissimo, L’orizzonte della scomparsa travolge fin dalle prime pagine e, in un crescendo di situazioni in cui la realtà diventa sempre più rarefatta, Altamura sviluppa una riflessione iper-contemporanea sul virtuale, sul significato dell’arte e sulle inquietudini della realtà che stiamo vivendo, dominata dal desiderio di controllo e sempre più esposta al proprio lato oscuro. Christian e Lana, ai quali in apparenza non manca nulla per essere accettati, hanno invece bisogno di nascondersi e nascondere le rispettive paure dietro un computer o davanti all’obiettivo di una telecamera.

La realtà e l’apparenza, il sesso, l’arte, la moda: sono questi i temi affrontati con una scrittura dal ritmo veloce e dalle suggestioni forti che riecheggiano David Lynch e Chuck Palahniuk.

Come è nato L’orizzonte della scomparsa?

L’orizzonte della scomparsa nasce da una riflessione sul mondo che stiamo vivendo, sempre più in bilico sul delicato confine fra il reale e il virtuale. Ho cominciato a scriverlo a Parigi dopo aver trascorso un periodo a Montréal, le due città principali in cui il romanzo è ambientato. M’interessava raccontare qualcosa di questi luoghi attraverso il filtro del grande spazio-senza-spazio del web, in cui anche i destini più lontani sembrano incontrarsi e sfidare le leggi del caso”.
C’è un personaggio del romanzo che sente più vicino a lei?
“Sicuramente il personaggio di Christian, con cui condivido un certo desiderio di controllo, oltre a un passato nel mondo della musica classica. In lui riconosco molte delle mie paure, un determinato tipo di solitudine che è quasi un’implosione, ma anche quella specifica e pericolosa attrazione per il lato oscuro e caotico del mondo incarnato dal personaggio di Lana. Anche lei, d’altra parte, ha di me più di quanto sarei disposta ad ammettere”.

Dal suo punto di vista, quanti Christian e Lana esistono nella realtà?
“Se per Christian e Lana intendiamo una tipologia di ragazzi (e non) che finisce col sopperire alla propria incapacità relazionale creando legami forti, quasi assoluti, nel cyber-spazio, credo ne esistano molti, moltissimi e, in fondo, non fanno che cercare in rete una parte di se stessi. Christian e Lana, però, rappresentano anche una particolare dinamica interiore che è propria di tutti noi, nella difficile ricerca di un equilibrio fra forma e disordine”.

Qual è il suo rapporto con il web e la tecnologia?
“Il mio è un rapporto principalmente funzionale: me ne servo per pura utilità. Non credo che ci sia nulla di negativo o positivo nella rete in sé, si tratta semplicemente di un mezzo e, come ogni mezzo, tutto sta nel modo e nelle finalità con cui lo si utilizza”.

Il mondo virtuale sta invadendo sempre più quello reale, azzerando le relazioni e gli incontri “dal vivo”, senza il filtro di uno schermo. Secondo lei, cosa dobbiamo aspettarci tra qualche anno?

“Baudrillard parlava proprio di “orizzonte della scomparsa” a proposito di un lento quanto inesorabile sprofondare del mondo dalla realtà nel suo simulacro virtuale. Personalmente sarei meno catastrofica: credo che sia costituzionalmente impossibile per l’uomo rinnegare le ragioni della carne, la propria fisicità, che non è qualcosa d’altro rispetto al suo essere spirituale. I due aspetti si nutrono a vicenda e non smetteranno mai di farlo”.

Giuliana Altamura vive tra Milano e Parigi. Nel 2015 un suo racconto è stato pubblicato nell’antologia Quello che hai amato, a cura di Violetta Bellocchio (Utet).

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