"La più amata", l'autofiction caustica e travolgente di Teresa Ciabatti

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 “Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni, e a ventisei dalla sua morte decido di scoprire chi fosse davvero mio padre. Diventa la mia ossessione. Non ci dormo la notte, allontano amici e parenti, mi occupo solo di questo: indagare, ricordare, collegare. A quarantaquattro anni do la colpa a mio padre per quello che sono. Anaffettiva, discontinua, egoista, diffidente, ossessionata dal passato. Litio ed Efexor prima, Prozac e Rivotril poi, colpa tua, solo colpa tua, papà.”

La più amata (Mondadori) di Teresa Ciabatti nasce dunque dall’esigenza di scoprire chi fosse davvero Lorenzo Ciabatti, il Professore, a trentun anni primario dell’ospedale di Orbetello. Un uomo che ha amicizie importanti, vanta conoscenze internazionali e che non si separa mai da un anello d’oro con zaffiro quattro carati, e simboli laterali – un anello che nessuno può toccare tranne lei, la più amata, “(…) l’anello dell’università americana, verrà detto ai posteri. L’anello del potere, diranno medici, infermieri, e gente del paese: il Professore è un uomo potente”. Il potere lo si intuisce nella reverenza dimostrata nei suoi confronti, nel farsi tutti piccoli al suo cospetto – basti pensare che infermieri e medici della clinica si trasformano in tuttofare per la sua famiglia.

E’ in questo clima sospeso, in una realtà dorata e ovattata che cresce Teresa, bambina viziata, supponente, abituata ad avere sempre quello che vuole - dalla parte migliore del saggio di danza alla parrucca della nonna.  Una bambina speciale che vive in una dimensione da favola in una villa al Pozzarello di quattrocento metri quadri, due piani, salone di ottanta metri quadri con vetrate sul mare, otto camere da letto, undici bagni, una piscina. Un bunker. Quello nel quale si rifugeranno mamma e figli – Teresa ha un gemello, Gianni – dopo il sequestro lampo del Professore.

Coccolata, al centro dell’attenzione, tutelata dal padre tanto che tutti gli eventi dell’infanzia e della prima adolescenza che rasentano la tragedia riescono a evitarla: “Come protetta da un mantello che rende invisibili, non ci sono conseguenze per me, sempre salva. Sto per cadere, cado, perdo l’equilibrio, agito le braccia, trattengo il respiro, adesso cado. Non cado”.

Poi, la svolta. La crisi adolescenziale di Teresa, il declino del Professore a causa, probabilmente, di un investimento sbagliato in una fantomatica società petrolifera, la guerra fredda con la moglie - Francesca Fabiani, la “dottoressina” che a trent’anni ha fatto capitolare il Professore, più grande di dieci anni: “(…) Vivace, sorridente, in pantaloni, arriva lei e se lo prende. Arrampicatrice sociale, mignotta, fattucchiera, l’accuseranno anche di questo nelle lettere anonime”. Una donna che, prima di diventare moglie e madre, dalle parole di Teresa, sprigionava gioia di vivere e, dopo, si è lasciata imprigionare dalle maglie della depressione trascurando i figli per tentare di salvare se stessa. Ed è lei a rivolgersi a Tom Ponzi quando troppe cose iniziano a non quadrare: “(…) Papà vende, svende, persino regala. Presta soldi, cento milioni a un giovane medico in difficoltà, regala appartamenti non si sa a chi. Mamma lo scopre, ma non ce lo dice. Non vuole spaventarci. Già io sono abbastanza disorientata. Ingrasso, piango, ho crisi di panico, mi ferisco, mi barrico in bagno, urlo, ingrasso”.

 “Io devo sapere chi è mio marito, chiede Francesca Fabiani, non è quello che dice. L’investigatore annuisce, lo scoprirà, deve solo dargli un anticipo. Ecco, consegna i soldi mamma. Lei vuole sapere tutto: lingotti d’oro, pistola, America, Ronald Reagan, Frank Sinatra, Robert Wood Johnson II, e ancora: Licio Gelli, massoneria, P2, golpe Borghese, Dante Ciabatti, e ancora: società petrolifera, sequestro, voglio sapere chi ha sequestrato mio marito per un giorno”.

La più amata è un’autofiction, un libro feroce, caustico, scritto con uno stile diretto che avvince il lettore e lo stordisce allo stesso tempo. Forse per Teresa è un tentativo di riconciliarsi con il passato, forse il suo esatto contrario. Certo è, che dell’infanzia da sogno di Teresa è rimasto un incubo, del padre è rimasto un imprinting che si riflette nella psicologia contorta della figlia: “Compulsiva negli innamoramenti non corrisposti. Paolo, Luigi, Guido, Andrea, Stefano, Giorgio. E poi: Matteo, Roberto, Enrico, Luca, Mario, Filippo. Anche questo colpa del padre, autoritario, gelido, assente, maledetta figura paterna, padre dispotico, minaccioso, vendicativo, dannata figura paterna, a tratti tenero, premuroso, attento. Se non si ripetessero identiche, potrei elencare tutte le situazioni umilianti in cui mi sono trovata col genere maschile, in cui mi sono buttata quasi cercando dolore”.

Liberatorio, vendicativo, spietato: non bastano gli aggettivi per La più amata. Bisogna leggerlo, entrarci dentro, provare a comprendere Teresa. E non è poi così difficile pensando che sia stata disposta a tutto pur di tornare a essere la più amata.

Teresa Ciabatti è nata a Orbetello e vive a Roma. È autrice di Adelmo, torna da me (Einaudi 2002), da cui è stato tratto il film L’estate del mio primo bacio di Claudio Virzì (2006), I giorni felici (Mondadori 2008), Il mio paradiso è deserto (Rizzoli 2013), Tuttissanti (il Saggiatore 2013), e di numerosi racconti pubblicati in antologia: I desideri di Rossella O’Hara, in Ragazze che dovreste conoscere (Einaudi 2004); Benvenuto nella casa delle bambole, in Città in nero (Guanda 2006); Il tuffo in Drugs (Guanda 2011). I suoi racconti sono apparsi anche sulle riviste Diario e Nuovi Argomenti. Ha scritto film per il cinema, tra cui Tre metri sopra il cielo di Luca Lucini e Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli (vincitore nel 2009 di “Controcampo Italiano” alla Mostra del Cinema di Venezia).

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