"Il pittore di ex voto", Paolo Codazzi e il passato di un matematico che si occupa di meteorologia

 

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Oltre 1400 battute, un’intera pagina – la prima – scritta senza un punto, un periodo unico, una dissertazione che dai numeri primi arriva alla forma delle nuvole. Inizia così Il pittore di ex voto (Pironti Editore) di Paolo Codazzi, sfidando apertamente il lettore con pagine fitte, ricercatezza stilistica e termini desueti ma appropriati all’interno della narrazione.

E’ davvero riduttivo cercare di etichettare in qualche modo Il pittore di ex voto, l’unica certezza è che, superate le eventuali titubanze iniziali, la lettura diventa appassionante grazie a una trama davvero originale.

Il protagonista è Fulvio, un matematico che si occupa di meteorologia – ecco il perché dell’incipit che, a una prima lettura, sembra criptico -, a distanza di anni dalla morte dei genitori, si ritrova fra le mani una lettera: è indirizzata alla madre e giunge dalla segreteria del Santuario della Madonna di Montenero. Il quadretto votivo che la donna aveva inviato come ringraziamento alla Madonna per aver salvato il figlio dall’incidente stradale in cui era stato coinvolto è stato esposto nella saletta degli ex voto. Fulvio decide così di recarsi a Livorno, con l’intento di riprendere il quadretto. Il suo sarà un tuffo nel passato, un viaggio dell’anima perché in una frazione di Livorno, in una struttura per minori che hanno alle spalle famiglie in difficoltà, ha trascorso la sua infanzia, Casa Firenze. Lì ci sono ricordi ammantati di malinconia e spesso tristezza.

“Non è facile immaginare, - si legge - privi dello sconforto di esperienze dirette, l’insorgere prepotente della nostalgia per gli affetti, simile a un temporale che monti la furia nell’invisibilità dell’atmosfera scaricandosi poi a terra in bagliori di energia con violenza cieca e incontrollata, alla quale alcuna sicurezza affermata oppone resistenza schiantandosi come tronchi e rami abbandonati nella fanghiglia dei rivoli saturi di terra che scorrono nelle ferite del suolo quando la quiete luce placa la tempesta”.

Prepotenti, le persone di quel periodo della vita di Fulvio hanno il sopravvento nel presente: l’amico Thomas, Luca, la maestra Lucia sono state figure cruciali negli anni del collegio e l’uomo non può fare a meno di ricordarle.

Portato via l’ex-voto, sulla strada del ritorno l’auto di Fulvio si scontra con un’altra che viene in senso opposto. Ne uscirà nuovamente indenne, almeno nel corpo.
Questo secondo incidente, però, lo costringerà a fare i conti con il passato e con tutte le sue convinzioni di uomo e scienziato, e a guardare le nuvole con occhi nuovi.

E’ apprezzabile che Codazzi abbia scelto una forma sofisticata per il suo romanzo, da un lato esponendosi al rischio di non raggiungere un’ampia platea di lettori, dall’altro distinguendosi per la singolarità che assume l’opera.

Paolo Codazzi è nato a Firenze, città in cui vive e lavora, operando attivamente nell’ambito culturale cittadino.
È fondatore della rivista «Stazione di Posta» e del “Premio Letterario Chianti”. Studioso di storia antica ed etruscologia, collabora con quotidiani e periodici.
Ha già pubblicato: Il cane con la cravatta (2002), Segreteria del caos (2006) e Il destino delle nuvole (2010), editi per Mobydick e, per la Tullio Pironti, il fortunato romanzo La farfalla asimmetrica (2014).

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