"Scompartimento per lettori e taciturni", recensioni e interviste della talent scout Grazia Cherchi

 

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Stefano Benni, Alessandro Baricco e Massimo Carlotto sono solo alcune delle scoperte di Grazia Cherchi. L’amore per i libri è stato costante nella sua vita e si respira in ogni pagina di Scompartimento per lettori e taciturni. Articoli, ritratti, interviste (minimum fax, collana filigrana). Il volume, curato da Roberto Rossi con introduzione di Piergiorgio Bellocchio e prefazione di Giovanni Giudici, raccoglie recensioni e interviste scritte dalla Cherchi in quindici anni per quotidiani e periodici.

Scrittrice, giornalista e curatrice editoriale, fu tra i fondatori dei Quaderni Piacentini, che diresse e di cui curò un’antologia, come giornalista lavorò per Linus, il manifesto, Panorama e l’Unità. Come curatore editoriale collaborò per diverse case editrici, tra cui Rizzoli, Arnoldo Mondadori Editore, Feltrinelli. Amante dei libri e dotata di un intuito singolare e raffinato come talent scout, penna esigente, severa ma anche molto ironica, secondo Giudici la Cherchi “ha lasciato dietro di sé una grande, io vorrei sperare, non effimera, eredità di affetti, ma (perché tacerne?) anche non poche tracce di risentimento in quella che siamo soliti definire società letteraria. E ciò a causa dell’estremo rigore che caratterizzava i suoi quasi sempre lapidari e fulminei e ben centrati pareri che tali erano soprattutto per una semplice e onesta ragione: il non voler stare al giuoco, l’insofferenza per il quotidiano quieto vivere”.

Eccola, ironica: “I miei editati lamentano soprattutto che io sovrabbondi in tagli, e dichiarano che potrebbero dare alle stampe un altro libro fatto solo di detti tagli. E Stefano Benni mi ha dedicato una poesia (e mi si scusi la citazione un po’ narcisistica): Grazia ha telefonato: “Finalmente mi hai mandato un vero romanzo asciutto e stringato”. Grazia, da mesi di dirtelo tento, era la lettera d’accompagnamento”.

O caustica, in un pezzo sui premi letterari – “Il mercato dei premi” - pubblicato su Linea d’ombra nel settembre del 1985: “(…) Anni fa si era pensato tra amici, un po’ goliardicamente, di assegnare a fine anno il “Coglione d’oro” al libro più orripilante: ma già allora (figuriamoci oggi) i concorrenti erano troppi e troppi figuravano a pari merito. Di recente si è pensato di assegnare il “Pentito d’oro”, ma anche in questo caso, sempre per via del numero abnorme dei concorrenti”, non è facile fare la scelta dei vincitori”.

Grazie Cherchi rifiutò sempre di figurare nelle giurie di premi letterari, verso i quali non nutriva alcuna fiducia, restando invece un’accesa sostenitrice del giudizio dei lettori.

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