"Gazzella. Canto infranto di un migrante", le vite spezzate nei versi di Fabio Grimaldi

 

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“Inabissato il grido degli intrappolati vivi. / L’oscurità entra negli occhi. / Il mare è una bara.”

Purtroppo nel Mediterraneo si continua a morire, quello degli sbarchi dei migranti è un dramma senza fine: con gli arrivi degli ultimi giorni, nel 2017 si aggirano intorno a quota 35mila, in notevole aumento sullo stesso periodo del 2016, che alla fine si è rivelato l'anno record con 181mila persone sbarcate.

Non poteva rimanere indifferente una personalità sensibile come quella del poeta Fabio Grimaldi che con Gazzella. Canto infranto di un migrante (LietoColle) descrive in versi le vite spezzate di migliaia di uomini.

Secondo il critico letterario Valerio Nardoni, la natura più sincera del fare poesia di Grimaldi è “un esercizio di ascolto là dove predomina il silenzio”.

Il poeta maceratese, infatti, “sente” e prende su di sé il dolore degli ultimi cerca le parole più appropriate per amplificare quella grida soffocate, quei destini alla deriva: “Cosa li attende ora? / E’ incomprensibile:/ migliaia di vite scaricate / in uno squallido non-luogo, /come su un precipizio. / Si condivide ogni privazione / negli accampamenti di fortuna, /ogni privazione in un tempo sospeso”.

Neanche il titolo, Gazzella, è stato scelto a caso: si tratta infatti di una canzone rap che appartiene ad una delle 49 vittime rinchiuse nella stiva di un peschereccio e soffocate dai gas di scarico dei motori nel canale di Sicilia, il giorno di Ferragosto del 2015. Il testo in francese, non ultimato ed in parte illeggibile, per l’inchiostro sbavato dall’acqua, è stato scritto a mano su due fogli a quadretti, probabilmente da un giovane ivoriano durante la traversata.

La notizia è apparsa su “la Repubblica” il 27 agosto 2015 nell’articolo “Strofe rap e aspirine cosa resta delle vite inghiottite dal mare”, a firma di Salvo Palazzolo e Alessandro Puglia.

 “Questo testo sui migranti – scrive Nardone - è la conclusione di un percorso poetico che chiamerei “Trilogia degli ultimi”: comprende la figura rifiutata del Cristo in Via Dolorosa Via Gloriosa, XXIV Segni sulla Passione di Gesù (Edizioni del leone, 2008) e quella dell’uomo emarginato in Mi chiamo Barbone (LietoColle)”.

A firmare la copertina di Gazzella è l’artista materano Pietro Paolo Tarasco con l’acquaforte Migranti: come è già accaduto per altre sillogi di Grimaldi, le opere di Tarasco sono lo specchio ideale per i suoi versi.

Fabio Grimaldi, laureato in Lettere Moderne, vive a Morrovalle. Ha esordito a vent’anni con la raccolta poetica Il vero della vita (Nuova Compagnia Editrice, 1989, 1990), segnalata al Premio Montale, a cui hanno fatto seguito numerosi testi. Ha curato inoltre l’antologia Con gioia e con tormento (Raffaelli, 2003), che raccoglie poesie autografe dei più significativi autori italiani contemporanei. Ha pubblicato poesie per l’infanzia. Sue liriche sono presenti in numerose antologie.

Pietro Paolo Tarasco, incisore, pittore e fotografo, è nato a Matera nel 1956.
La città gli offre notevoli stimoli e suggestioni creative.
Dal 1976 iniziano i suoi frequenti viaggi in Europa.
Dal 1987 ha realizzato “ex libris” per prestigiose biblioteche e istituzioni pubbliche.
Dal 1990, in collaborazione letteraria con Marco Marchi, ha pubblicato numerose cartelle e libri d'arte su testi di scrittori e poeti italiani del Novecento (Tozzi, Pavese, Caproni, Luzi, Menicanti, Lolini e Trinci). Ha illustrato, inoltre, testi letterari di Sinisgalli, Nigro, De Signoribus, Ghiandoni, Lisi, Modesti, Morasso e Viviani. Sue opere sono presenti in musei italiani e stranieri.

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