"Ninna nanna", Leila Slimani racconta l'incubo di ogni genitore

 

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Prix Goncourt 2016, 600.000 copie vendute in Francia e diritti acquistati da editori di 30 paese. Non lasciatevi ingannare dal titolo del nuovo libro di Leila Slimani, Ninna nanna (Rizzoli), perché leggerlo significa precipitare in un incubo. La prima frase è agghiacciante: “Il bambino è morto. (…)”. Qualche altro dettaglio, poi inizia un lungo flashback sulla famiglia colpita da questa tragedia immensa.

Myriam è una mamma stanca, ha appena avuto il secondo figlio, Adam, e non riesce più a proiettarsi solo nel ruolo di madre. Vorrebbe riprendere a lavorare e, appena le capita l’occasione, malgrado le reticenze del marito Paul, torna ad esercitare la professione di avvocato. Mila e Adam, però, hanno bisogno di una tata. La coppia inizia una ricerca scrupolosa, seguita da una selezione altrettanto rigorosa: non dovranno avere remore nel lasciare i figli, i bambini devono essere in ottime mani. Louise sembra essere la persona migliore per un simile incarico. I piccoli sono conquistati dalla luminosità di questa donna che ben presto diventa parte integrante della famiglia. Non solo, ben presto Myriam inizia a dipendere morbosamente da Louise – ricordate la dialettica hegeliana servo-padrone? -, dalla sua pazienza nel gestire i piccoli fino alle sue cene deliziose. E, mentre per Myriam e Paul la baby sitter fa ormai parte del loro nucleo, Louise si sente invece sempre più estranea a quel contesto così diverso, lontano dal suo. Myriam è tanto invischiata nell’apparente benevolenza di Louise da passar sopra a piccole incongruenze: se solo si sforzasse di non giustificarla sempre, forse si accorgerebbe che dietro quella patina di remissività si nasconde un mostro.

Tra le voci che si alternano e la descrizione di tutto ciò che precede il dramma, vengono affrontati in Ninna nanna i grandi temi della nostra epoca - l'amore, la cura dei figli, i rapporti di potere, i pregiudizi di classe e culturali.

La Slimani ha uno stile freddo, distaccato e al tempo stesso profondo e poetico e, per questo, ancora più tagliente verso il lettore che deve misurarsi con un marcato senso di inquietudine.

L’autrice è nata nel 1981 a Rabat, in Marocco, e oggi vive a Parigi.  

Nel giardino dell'orco (Rizzoli 2016), il suo primo romanzo, ha vinto il   prestigioso Prix Mamounia, il più   importante riconoscimento letterario   marocchino.

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