"Grandi Ere Oniriche", l'esordio di Marta Zura-Puntaroni tra dipendenze e passioni malate

 

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“Ci sono quelle che chiamo le mie Grandi Ere Oniriche.

Le Grandi Ere Oniriche sono strettamente collegate alle mie dipendenze, e all’interno delle Grandi Ere Oniriche posso riconoscere i fili conduttori delle sostanze, qualcosa di chimico che lega assieme gli spasmi notturni della corteccia prefrontale e sembra quasi dar loro un senso. O forse, questo è semplicemente quello che mi piace pensare. Mi piace pensare che non ci sia un motivo interno che mi fa essere quello che sono, ma che tutto possa essere spiegato da quello che ingerisco, fumo, bevo.

Inoltre: dipendenze è una parola eccessiva. Qualsiasi alcolista o tossico riderebbe di me, dei miei vizietti durati pochi anni e a volte anche solo pochi mesi, ma non posso che avere una passione fredda per ciò che avviene, trattarmi come un materiale inerte e non vivo, che si limita a reagire meccanicamente con altri materiali inerti e non vivi”.

C’è la Grande Era Onirica del Martini, quella delle Davidoff, del Fevarin, del Tavor… Per Marta le dipendenze diventano l’alternativa all’inquietudine, a quel costante senso di “mancanza” che pervade i suoi vent’anni. Animata da sempre da un “pigro fatalismo”, con un’infanzia scandita da mille paure, Marta reagisce alla depressione perdendo la testa per gli uomini sbagliati, crogiolandosi nel ricordo delle relazioni finite e snervandosi nell’attesa di nuove passioni. Ci sono gli psicofarmaci e i loro effetti, la vita che va avanti e la mente che di Marta che rimane ossessivamente ancorata al passato – i “mostri” dell’infanzia i boschi delle Marche – e a un presente incompiuto e irrisolto: “Certi giorni sei a malapena capace di mangiare, certi giorni divori quel che capita nel tentativo di tamponare il malessere, questa guerra che tanto il cervello quanto lo stomaco si sono messi a combattere per non abituarsi ai farmaci, per rifiutarli, questa battaglia si svolge sul tuo corpo e ne stravolge il paesaggio”.

E’ ambientato tra i viali di Parigi, le piazze di Siena e le Marche Grande Era Onirica (minimum fax) l’esordio di Marta Zura-Puntaroni candidato al Premio POP - Premio Opera Prima del Master in Editoria della Fondazione Mondadori.

La scrittura della Zura-Puntaroni è vorticosa e graffiante, le situazioni che descrive sono per il lettore, a volte, un pugno allo stomaco per l’intensità del vissuto distorto e malato della ragazza.

La copertina – il progetto grafico è di Riccardo Falcinelli, nella foto di Tomohide Ikeya c’è una donna sospesa in posizione fetale su fondo nero, forse ripresa durante un tuffo o durante una capriola in acqua – rende l’idea di tutto l’impatto emotivo di questo romanzo.

Marta Zura-Puntaroni è nata a San Severino Marche e vive a Siena, dove ha studiato letteratura ispanoamericana. Lavora come social media manager nel campo della moda e cura il blog Diario di una Snob.

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