"La guerra dei cafoni" diventa un film. Intervista allo scrittore e co-sceneggiatore Carlo D'Amicis

 

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Carlo D’Amicis, scrittore romano originario del Salento, è un fuoriclasse della scrittura, un autore che non ha paura di osare, una penna originale come poche. Ha pubblicato otto romanzi, la sua bibliografia si distingue per la piacevole varietà di stili e generi che contraddistinguono i suoi libri. Lavora da molti anni ai programmi culturali della Rai e attualmente è autore di "Fahrenheit" su Radio 3 e di "Quante Storie" su Rai 3.
D’Amicis è il co-sceneggiatore del film La guerra dei cafoni tratto dal suo romanzo omonimo, appena rieditato dalla casa editrice Minimum Fax e nella cinquina del Premio Strega del 2008.

Cosa è stato più emozionante, scrivere il romanzo o misurarsi con la sua trasposizione cinematografica?

“La scrittura di un romanzo è il romanzo stesso, mentre una sceneggiatura è uno strumento che si mette al servizio di tutti coloro che poi realizzeranno il film.  Questa differenza si riflette anche nelle emozioni che accompagnano la scrittura. Di sicuro scrivere una sceneggiatura spinge a essere più umile e più responsabile: se un romanzo non regge cade in testa all'autore e soltanto all'autore, ma se non regge una sceneggiatura fa una strage, dal regista in giù...” 

I giovani protagonisti sono stati selezionati dalla strada. Questa scelta è servita a dare una maggiore autenticità al film?

“Nonostante siano stati scelti con estenuanti provini tra quasi mille candidati, e poi preparati al set da un lungo laboratorio, i 24 ragazzi che recitano nella "Guerra dei Cafoni" sono stati forse la variabile meno controllabile del film. La loro naivetè avrebbe potuto massacrare un copione che richiedeva una vasta gamma espressiva, e quindi notevoli capacità interpretative. E invece i limiti dell'inesperienza sono stati ampiamente superati da quanto i ragazzi hanno saputo mettere di loro, arricchendo i rispettivi personaggi con la propria spontaneità, le proprie espressioni, i propri caratteri”.  

Quale tipologia di pubblico le piacerebbe che vedesse La guerra dei cafoni?

“Una delle sorprese più belle che abbiamo avuto riguarda proprio l'ampiezza di questa tipologia. Nel cinema, quella del cosiddetto target è una vera e propria ossessione. Noi abbiamo cercato di fare un film che prima di tutto corrispondesse a noi. E mescolando liberamente dramma e commedia, simbolismo e realismo, amore e avventura, alla fine abbiamo scoperto che La Guerra dei Cafoni può piacere a spettatori molto diversi, sia per età che per gusti cinematografici”.  

La guerra dei cafoni è ambientato negli anni Settanta in Puglia. Quali ricordi ha di quegli anni e cosa le è rimasto della sua terra, la Puglia?

“Gli anni Settanta sono stati anni di grande energia (anche se spesso distruttiva) e creatività: personalmente  sono contento di essere cresciuto in quel periodo, nonostante le contraddizioni, le tensioni, la violenza che si respirava. Penso sia stata una buona palestra, sul piano etico ed estetico. Quanto alla Puglia, è la striscia di terra che tiene insieme il mio passato e il mio futuro: esattamente come la Torrematta della "Guerra dei Cafoni"”.    

Cosa c’è nel suo futuro letterario?

“Nel mio futuro letterario spero ci sia... letteratura. In questa parola io vedo la possibilità di dare senso al mondo (almeno al mio). Quando leggo, quando scrivo, in qualunque cosa, è l'unica categoria che cerco”. 

La guerra dei cafoni - prodotto da Minimum Fax Media, diretto da Lorenzo Conte e Davide Barletti – è ambientato nel 1975 sulla costa salentina e vede fronteggiarsi due bande di adolescenti, i ragazzini benestanti e i figli dei pescatori, dei pastori, dei contadini – i cafoni, appunto. I signori decidono di ribellarsi una volta per tutte, iniziando una guerra senza esclusione di colpi che vede in prima linea, uno contro l’altro, Francisco Marinho e il capo dei poveracci Scaleno.

I protagonisti sono adolescenti pugliesi, tutti attori non professionisti – gli unici nomi noti sono quelli degli adulti Ernesto Mahieux, Claudio Santamaria, Franco Ferrante, Fabrizio Saccomanno e Fabrizio Pugliese – che hanno partecipato a un laboratorio gratuito di formazione dopo essere stati selezionati con un casting: Francisco Marinho è il barese Pasquale Patruno; Scaleno è il gravinese Donato Patierno; Cuggino è interpretato da un altro gravinese, Angelo Pignatelli; Mela è Letizia Cartolaro di Lequile; Sabrina è la barese Alice Azzariti.

Le riserve naturali delle Cesine e di Torre Guaceto e le zone di Porto Badisco, Cesarea Terme, Otranto, Vernole, Torre Chianca, Melendugno, Grotta della Monaca fanno da sfondo a lagune metafisiche, boschi magici, bunker militari abbandonati e covi di guerra.

La pellicola, distribuita da Ismaele Film, è stata prodotta con il sostegno di MiBACT e Apulia Film Commission e il contributo della Regione Puglia (Fondi FSC e PO FESR 2007-2013).

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