"Se prima eravamo in due", il regista Fausto Brizzi racconta il suo ruolo di papà

 

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“Secondo me il papà, in una classifica parentale, non è soltanto dietro la mamma, ma è alle spalle del quartetto di nonni, di una manciata di zii, di una bisnonna sopravvissuta, di qualche cugino di primo e secondo grado e anche di un paio di parenti acquisiti particolarmente affettuosi. Il papà è senza scampo in serie B. È una mediocre squadra di provincia che lotta per non retrocedere ulteriormente. Eppure, nonostante l’evidente pochezza del titolo nobiliare e del ruolo, in tanti ancora aspirano a diventarlo. E molti, moltissimi, per la fortuna della razza umana, ci riescono. Pure troppi, a giudicare dal sovraffollamento del pianeta.

Questa è la storia di uno di loro. Io.

Un malcapitato che, dopo aver sposato una donna vegana e salutista, l’ha anche messa incinta e tenta, ogni santo giorno, di dimostrare che quella del papà non è affatto una presenza inutile.

Fino a oggi, non c’è ancora riuscito”.

Se prima eravamo in due (Einaudi, Stile Libero Extra) è l’esperienza da papà di Fausto Brizzi raccontata in prima persona, senza filtri, con ironia e trasporto.

Brillante regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, Brizzi narra una particolarissima interpretazione, quella di “terzo incomodo” nella coppia mamma-bambina.

“Vi ricordate quando da bambini ci si trovava a giocare in due contro uno? Tante inutili rincorse e alla fine era sempre la coppia a stravincere. Due contro uno è scorretto. Se poi ad allearsi sono una mamma e un neonato, e a rimanere da solo è il papà, allora dovrebbe essere addirittura illegale”.

Fausto si trova ad assecondare le stranezze di Claudia durante la gravidanza – la moglie vegana, salutista e vagamente dittatoriale, decide di affidarsi non a uno ma a quattro tra i migliori ginecologi d’Italia, fin dai primi mesi della gravidanza vuole che chiunque entri in casa lasci fuori le scarpe per fare in modo che l’ambiente domestico sia il più pulito possibile quando la bambina gattonerà, pretende che la piccola segua un’alimentazione vegana e indossi pannolini bio… Nella coppia ad essere colpito dalla depressione post partum è lui, mentre Claudia non perde colpi: “Nei primi mesi di vita di Penny, mia moglie era infaticabile. Sembrava non avesse mai fatto altro nella vita che allevare bimbi: dormiva poco, allattava, lavava, cullava e coccolava. Solo i marines americani avrebbero retto il suo ritmo. (…)”.

Tra il papà e Penny è subito colpo di fulmine, lui diventa letteralmente il suo schiavo.

Brizzi racconta l’“attesa” e il modo in cui cambia la sua vita dopo la nascita di Penelope Nina e lo fa con uno stile pieno di ritmo lasciandosi spesso andare a elucubrazioni e voli pindarici. Non manca una parentesi molto commovente, il ricordo del padre venuto a mancare un mese dopo la nascita di Penny.

Brizzi con il suo film d'esordio Notte prima degli esami ha vinto il David di Donatello e il Nastro d'Argento. Tra le altre sue opere: Ex, Maschi contro femmine, Com'è bello far l'amore, Pazze di me. Per Einaudi ha pubblicato Cento giorni di felicità (2013 e 2017), tradotto in Francia, Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Brasile, Israele, Repubblica Ceca, Slovacchia, Serbia, Turchia, Australia, Se mi vuoi bene (2015 e 2016) e Ho sposato una vegana (2016 e 2017).

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