"L'uomo di casa", tra verità e apparenza il nuovo thriller di Romano De Marco

 

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Si muove sulla linea sottile che separa verità e apparenza il nuovo libro di Romano De Marco, L’uomo di casa (Piemme), un thriller che intreccia una drammatica vicenda di cronaca del ’79 all’omicidio, nei giorni nostri, di uno stimato professionista e amorevole padre di famiglia.

Non sono bastati sei mesi a far superare a Sandra lo shock per la morte del marito Alan. L’uomo è stato ucciso nella sua auto in una zona frequentata da prostitute. Gli hanno tagliato la gola e il modo in cui lo hanno trovato non ha lasciato spazio a equivoci.  Si è trattato di un omicidio a scopo di rapina, probabilmente un incontro finito male con una prostituta. Alan, quindi, non era il marito e il padre modello ma conduceva un’insospettabile doppia vita piena di ombre: è questo, più di tutto, che tormenta Sandra. I loro vent’anni di matrimonio si sono sgretolati così, all’improvviso. E per Sandra, andare avanti e cercare di ritrovare un dialogo con Devon, la figlia adolescente diventata intrattabile dopo la morte del padre, è sempre più difficile.

Alle pagine di Sandra si alternano quelle di un macabro fatto di sangue rimasto irrisolto: sei bambini rapiti e uccisi a Richmond, in Virginia, da una donna che nessuno è mai riuscito a identificare.

A distanza di circa quarant’anni, le due storie vanno in parallelo e sembrano tra loro slegate. In realtà, c’è un filo sottilissimo ad unirle – e sarà Sandra a scoprirlo: Alan, prima di essere ucciso, si era interessato alla macabra storia della Lilith di Richmond. Era un segreto e Sandra si accorge presto che il marito non era l’unica persona a nasconderle qualcosa.

E’ tangibile il modo in cui De Marco sia cresciuto stilisticamente. Non ci sono sbavature o incertezze, la trama è impeccabile, ad alta tensione. Niente è lasciato al caso, l’ambientazione negli Stati Uniti è ricostruita fedelmente dall’autore – tanto che, se si leggesse il libro senza conoscerne la firma, si penserebbe a uno scrittore americano - a conferma di un minuzioso lavoro di ricerca.

De Marco, classe 1965, è responsabile della sicurezza di uno dei maggiori gruppi bancari italiani. Esordisce nel 2009 nel Giallo Mondadori con Ferro e fuoco, ripubblicato in libreria nel 2012 da Pendragon. Nel 2011 esce il suo Milano a mano armata (Foschi, Premio Lomellina in Giallo 2012). Con Fanucci pubblica nel 2013 A casa del diavolo e con Feltrinelli Morte di Luna, Io la troverò e Città di polvere (gli ultimi due finalisti al Premio Scerbanenco-La Stampa nel 2014 e nel 2015). I suoi racconti sono apparsi su giornali e riviste, tra cui "Linus" e il "Corriere della sera", e i periodici del Giallo Mondadori. Vive tra l'Abruzzo, Modena e Milano.

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