Eccesso di velocità: non è sempre nullo il verbale notificato tardivamente.

Come valutare la correttezza delle sanzioni quantificate in un verbale elevato per eccesso di velocità?

Quali i contenuti obbligatori la cui mancanza può inficiarne la validità?

Ed inoltre è possibile che la relativa notifica avvenga oltre i 150 giorni previsti per legge?

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Il verbale di contestazione delle violazioni del Codice della Strada è quell’”atto pubblico” col quale l’agente preposto accerta, e contesta, la violazione di una norma in materia di circolazione stradale, e, quindi, procede all’imputazione dell’infrazione commessa, comunicando all’interessato l’inizio di un procedimento sanzionatorio a suo carico. Così redatto, nel rispetto dell’ articolo 383 del Regolamento di esecuzione ed attuazione del C.d.S., il verbale deve contenere, oltre alle informazioni relative all’infrazione stessa, anche i dati identificativi sia del trasgressore che del proprietario del veicolo; infine quantifica con esattezza la sanzione amministrativa “pecuniaria” (cioè l’importo che occorre pagare) nonché, eventualmente, quella “accessoria” (come, ad esempio, la decurtazione dei punti dalla patente).

La prima tipologia di sanzione amministrativa è disciplinata all’art. 142, la seconda all’art. 126 bis del Codice della Strada ed alla relativa tabella allegata: è pertanto possibile quantificare le sanzioni amministrative notificate per eccesso di velocità, e quindi verificarne la correttezza, proprio facendo riferimento alla suddetta tabella.

Il caso posto dal lettore fa riferimento ad una multa notificata per eccesso di velocità di oltre 10 km ma non superiore a 40 km: l’articolo 142 (“limiti di velocità”), al comma 8, afferma chiaramente che “ chiunque supera di oltre 10 km e di non oltre 40 km/h i limiti massimi di velocità è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 155 a euro 624 .

Tale articolo è stato in tal senso modificato dal Decreto del Ministro della Giustizia del 17-12-2008.

Invece l’articolo 126 bis ( “patente a punti”) afferma che "il punteggio (di venti punti) attribuito al rilascio della patente può subire decurtazioni - nella misura indicata nella allegata tabella - a seguito della comunicazione all’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida della violazione di una delle norme per le quali è prevista la sanzione amministrativa accessoria…indicata nelle tabella medesima".

Anche questo articolo, e quindi la relativa tabella cui rimanda, sono stati recentemente modificati in tal senso dal Decreto Bianchi, Decreto legge 3-8-2007 n. 117, convertito dalla legge 2-10-2007 n. 160.

Nella tabella, in corrispondenza dell’articolo 142, comma 8, si evidenzia che la decurtazione da effettuarsi per tale violazione al codice della strada è di punti 5.

L’art. 126 chiarisce inoltre che “l’indicazione del punteggio relativo ad ogni violazione deve risultare dal verbale di contestazione”; non è invece indispensabile che nel medesimo sia indicato il modello della vettura, poiché tale carenza non lede “l’esercizio del diritto di difesa dell’interessato al quale la contestazione medesima è preordinata” (Cassazione civile, sent. n. 3536/2006).

Infatti la mancata indicazione, sul verbale, del numero della targa della vettura significa, sicuramente, negare al soggetto multato la possibilità di difendersi dimostrando, ad esempio, la propria estraneità ai fatti: non altrettanto si può dire nel caso in cui il verbale non contenga l’indicazione o il modello della vettura, poiché la stessa sarebbe facilmente identificabile attraverso il numero della targa.

Quanto alla contestazione della violazione al conducente-trasgressore, essa deve, per regola generale, avvenire immediatamente: ma, poiché questo non è sempre possibile (pensiamo, ad esempio, a strade a scorrimento veloce, o a particolari condizioni del traffico ecc.), spesso il verbale arriva per posta al domicilio del trasgressore: quali sono i (corretti) tempi di notifica?

L’articolo 201 (“notificazione delle violazioni”) al comma 1, infatti, chiarisce che, qualora la violazione non possa essere contestata, il verbale, con gli estremi precisi della violazione e con l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata deve, entro centocinquanta giorni dall’accertamento, essere notificato al trasgressore: attenzione però, perché anche in questo caso vi sono le eccezioni.

Infatti, qualora l’effettivo trasgressore (od altro dei soggetti obbligati) sia identificato successivamente alla commissione della violazione (ad esempio a causa di un passaggio di proprietà dell’auto, oppure nell’ipotesi molto comune di noleggio del mezzo dal proprietario effettivo ecc.) la notificazione può essere effettuata entro centocinquanta giorni dalla data in cui risultino dai pubblici registri l’intestazione del veicolo e le altre indicazioni identificative degli interessati o comunque dalla data in cui la Pubblica Amministrazione è posta in grado di provvedere alla loro identificazione.

Giova precisare, infatti, che nei casi in cui il veicolo è guidato da soggetto diverso dal proprietario, quest’ultimo“…deve fornire all’organo di Polizia che procede, entro 60 giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione…”: diversamente è soggetto a multa sino a 1.000 euro (comma 2).

Recentemente la Cassazione civile ha chiarito che, invece, è ben possibile contestare il verbale nei casi di accertata inefficienza della Pubblica Amministrazione, poiché tale omissione “non può produrre effetti negativi nella sfera giuridica del cittadino” (Cassazione civile, sent. 20-1-2010 n. 928).

dott. Giuseppe Lo Martire

specialista in Scienze delle Autonomie Costituzionali

perfezionato in Diritto Processuale Tributario

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