Autovelox e validità del decreto del Prefetto

Quale vigenza deve essere riconosciuta al decreto prefettizio che individua le strade sulle quali è possibile utilizzare gli autovelox a postazione fissa?

Dopo la circolare del Ministro Maroni i relativi decreti prefettizi emanati in data anteriore sono caducati oppure continuano ed essere applicabili?

Infine, le disposizioni contenute nella recente direttiva hanno forse valore di legge?

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L’argomento che il lettore pone all’odierna attenzione è già stato parzialmente trattato in alcuni precedenti articoli – “autovelox e disposizioni del Ministro Maroni”, pubblicato in data 23 novembre 2009 e “Polizia municipale, strada statale ed autovelox…che confusione!”, pubblicato in data 13 marzo 2010-: nell’invitare il lettore, e quanti altri interessati, alla disamina dei suddetti, mi sembra utile, in questa sede, oltre che sintetizzarne i relativi contenuti, soffermarmi, piuttosto, su un aspetto molto importante ma, tuttavia, non ancora approfondito.

La circolare del Ministro Maroni ha forse valore di legge? Nel dettaglio, i decreti prefettizi emanati in data anteriore ad essa mantengono valore e vigenza originari oppure sono da considerasi caducati e, necessariamente, dovranno essere sostituiti da nuove disposizioni prefettizie?

Il ministro Maroni si è recentemente espresso con la circolare prot. N. 300/A/10307/09/144/5/20/3 del 14 agosto 2009: con questa, tuttavia, ha inteso “fornire agli organi di Polizia stradale criteri di indirizzo e coordinamento” anche al fine di “garantire un’azione coordinata di prevenzione e contrasto dell’eccesso di velocità sulle strade”.

La suddetta direttiva ha, pertanto, valore interpretativo delle leggi già emanante in precedenza: non ha forza né valore di legge, piuttosto evidenzia in quale modo devono essere lette ed interpretate le varie disposizioni in materia di circolazione stradale ed applicazione delle relative sanzioni amministrative.

I riferimenti normativi, pertanto, sono, e restano, gli stessi di prima: in particolare il Codice della Strada, il relativo regolamento di attuazione ed esecuzione e, infine, le varie leggi ad essi collegate.

Il lettore, giustamente, chiede chiarimenti sulla sorte e sulla validità dei decreti prefettizi firmati in data anteriore all’emanazione della circolare.

La parte II della direttiva – “individuazione dei tratti di strada in cui è consentito il controllo a distanza delle violazioni senza la presenza di operatori di Polizia” - al punto 1 – “ impiego e caratteristiche dei dispositivi e dei mezzi tecnici di controllo” – chiarisce subito che la norma di riferimento è il D.L. 20 giugno 2002 n. 121 (poi convertito e modificato dalla L. 1 agosto 2002 n. 168) che, all’articolo 4, afferma che è sempre consentito “sia l’impiego di dispositivi che di mezzi tecnici di controllo del traffico per l’accertamento a distanza di alcune violazioni, tra cui l’eccesso di velocità (art. 142 C.d.S.)”.

Queste disposizioni, chiaramente richiamate dalla circolare Maroni, sono state emanate molti anni fa: è chiaro che mantengono valore e sono sempre applicabili.

Al punto 2 – “individuazione con decreto del Prefetto, delle strade sulle quali è ammesso l’uso dei dispositivi e dei mezzi tecnici di controllo”, la direttiva Maroni richiama l’articolo 2 del Codice della Strada ( D.lgs. 30 aprile 1992, n. 285) nonché la L. 168/2002, in particolare l’articolo 4, chiarendo quali sono i criteri a supporto del provvedimento prefettizio.

Anche queste disposizioni, evidenziate nella circolare Maroni, sono state emanate molti anni fa e, come ribadito, mantengono valore e sono costantemente applicabili.

Nel dettaglio, sulle autostrade e sulle strade extraurbane è sempre possibile utilizzare i dispositivi di controllo (autovelox e simili) per cui non è necessaria una preventiva ricognizione da parte del Prefetto; invece, sulle strade extraurbane secondarie e sulle strade urbane di scorrimento spetta al Prefetto, con proprio decreto, la determinazione dei tratti in cui è possibile l’attività di controllo remoto del traffico finalizzata all’accertamento delle violazioni per eccesso di velocità, sentiti gli organi di Polizia stradale e su conforme parere degli enti proprietari delle strade.

Ciò premesso, nel prosieguo la circolare chiarisce che, sulle strade diverse dalle autostrade e dalle strade extraurbane, l’articolo 4 della L.168/2002 disciplina l’attività di controllo anche remoto del traffico, e afferma che la contestazione differita della violazione, rilevata con autovelox e simili, è legittima solo quando, sulla base di una valutazione preventiva compiuta dal Prefetto, i tratti di strada sui quali possono essere collocati i dispositivi di controllo rispondono a criteri relativi a un “elevato livello di incidentalità, e la documentata impossibilità o difficoltà di procedere alla contestazione immediata sulla base delle condizioni strutturali, plano-altimetriche e di traffico”.

A tanto si aggiunga che, nella valutazione complessiva dei fattori di giudizio del Prefetto, dovranno essere considerati, inoltre, la “composizione ed il volume del traffico sulla strada”.

Pertanto, se sui tratti stradali già individuati questi fattori restano invariati, anche il relativo decreto prefettizio, già precedentemente approvato, resta assolutamente applicabile nel tempo, poiché le disposizioni di legge a suo supporto sono sempre le medesime.

Grazie alla circolare Maroni quelle stesse disposizioni di legge, già approvate per tempo e tuttora vigenti, ora possono essere lette più facilmente ed interpretate con maggiore correttezza.

dott. Giuseppe Lo Martire

specialista in Scienze delle Autonomie Costituzionali

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