A cosa servono i meriti? Un libro di Cristina Palumbo Crocco

Meritocrazia. Un libro che si fa largo da solo in piena crisi sociale, economica, esistenziale finanche. Meritocrazia è un saggio di Cristina Palumbo Crocco (Rubbettino editore) pubblicato all’inizio dell’anno. Ma che ora entra nel vivo, possiamo dire in maniera disinvolta e attenta. Una riflessione di taglio agile. Corposa e intelligente nello stesso tempo, per il modo di affrontare i problemi nel momento in cui questo è davvero il nodo da sciogliere in una società che finalmente s’interroga sul suo domani. E cerca di dare delle risposte. Qual è il senso della meritocrazia, vale a dire degli sforzi di migliaia di uomini e di donne che concorrono con il loro sapere e le loro attitudini a far crescere la società? A costruire un domani diverso? Interrogativo di quelli che hanno davvero un peso straordinario. Cristina Palumbo lo spinge , possiamo dire, fino alle sue estreme conseguenze, ma in senso positivo. La scuola nelle sue varie componenti, il lavoro ai diversi livelli sono gli scenari della sua indagine. Negli anni Settanta, l’università come impresa, rappresentò il motore di un indirizzo di pensiero che purtroppo non ha dato risultati tangibili. Né effetti positivi. Soprattutto concreti. Sicchè l’università ha perso colpi e la possibilità di lanciare sfide, da parte dei migliori cervelli, è caduta spesso nel nulla. Non sempre, ovvio. Conseguenza l’abbandono degli atenei italiani da parte di studiosi e ricercatori di livello. A questo punto sembra che il libro della Palumbo lanci addirittura un grido d’allarme per evitare il degrado completo dell’ istruzione e indicare nuovi orizzonti, capaci di aprire delle possibilità a tanti giovani in grado di misurarsi a livello italiano e internazionale. Beninteso, non solo nel campo della scienza o della tecnologia, come auspica ad esempio Margherita Hack eminente scienziato, legata alla dimensione fisica dell’universo, per ovvie ragioni. Il tema della meritocrazia come percorso politico e strategia di governo è dunque dominante. E’ una delle molle formidabili per cambiare un sistema vecchio. Sullo sfondo la Palumbo colloca quello che definisce, con espressione singolare, l’humus meritocratico: la capacità di utilizzare questo dato politico come costante nella società dello sviluppo e della produzione. Come elemento base per costruire delle premesse diverse. Non è piccola cosa. Anzi è una sfida, una delle sfide di cui si è detto, ma questa certamente più efficace e forte di tante altre. Non è forse questo il senso? Ben vengano allora le sfide in una società che cerca di affrontare con coraggio i problemi reali e mostra la volontà di risolverli. Rocco De Rosa

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