Al Musma in mostra le opere di Giuseppe Uncini

 

unciniSabato 13 luglio 2013, alle ore 19.00, il MUSMA. Museo della Scultura Contemporanea. Matera inaugura la mostra dell’estate: “Giuseppe Uncini. Le maquette e i disegni dal 1958 al 2006”.
Tra i fondatori del "Gruppo 1”, negli anni scorsi analizzato dal MUSMA attraverso le antologiche dedicate a Nicola Carrino, Nato Frascà e Pasquale Santoro, Giuseppe Uncini (Fabriano, AN 1929 – Trevi, PG 2008) è stato uno dei più originali innovatori dell’arte contemporanea italiana.
In un clima artistico come quello del dopoguerra, caratterizzato da un lato dall’imponente presenza del Realismo socialista, dall’altro dalla progressiva affermazione dell’Informale, Uncini trova una propria “grammatica compositiva”, distaccandosi dall’una e dall’altra tendenza: utilizza i più svariati materiali, (tempera, tufo, sabbia, ferro, cemento) per creare opere consistenti eppure lievi, tanto evidente è la forma assunta nello spazio e la costante necessità di chiarezza e di armonia.
La formazione di Uncini inizia dalle industrie grafiche di Fabriano, dove apprende le arti della carta e del segno. Quando poi la famiglia si trasferisce a Cerreto d’Esi (AN) viene a contatto con le botteghe artigiane del luogo, sviluppando così una preziosa abilità manuale che unita al suo brillante ingegno lo porterà alle originali soluzioni costruttive della maturità artistica. Determinante per la sua maturità sarà anche il costante contatto con la nobile tradizione artistica dell’Italia centrale, con le misure, le proporzioni e i rapporti aurei tra le architetture, gli interni e il paesaggio. “ Fare arte è ragionare sul disegno italiano, sulla materia che ritrova il proprio senso profondo: pensare tutti i giorni, mentre sono in studio, che discendo da Giotto e che Laurana ha lavorato nelle mie Marche. Far nascere una forma è distillare l’idea e trovare una sintesi lucida, capirne la sintassi e le proporzioni”.
Trasferitosi a Roma nei primi anni Cinquanta, la sua ricerca espressiva prende avvio dalle Terre: “quadri” realizzati con i materiali più disparati: cartone, compensato, masonite, cellotex sui quali comporre paesaggi con sabbie, catrame, cemento, pozzolana ecc.
Proseguirà poi con i Cementarmati, le Ombre, gli Spazicemento, le Dimore, tutte, in qualche misura, strutture architettoniche con le quali “costruire” lo spazio, realizzare “costruzioni di un sogno con le fondamenta”, dare concretezza all’arte. “Mi piace pensare alla mia scultura – scrive Uncini - come qualcosa che possiede due vite; l’una quella che io riesco a darle con i miei “criteri” di estetica, di spazio e di poesia, l’altra, quella dovuta all’uso quotidiano, vero, concreto della cosa. Naturalmente ciò che mi interessa è caricare questi vuoti di umori, di momenti poetici, insomma di farne delle cavità dense di avventure esistenziali”. Scrive Bruno Corà, nel catalogo generale edito da Silvana editoriale: “Queste opere di Uncini smettono di evocare per essere e non significano altro da ciò che sono”.
Le maquette esposte al MUSMA, modelli dei Ferrocemento, delle Ombre, delle Dimore, delle Strutturespazio rendono lo spettatore partecipe dell’opera d’arte, sono progetti, “pensati con le mani”, da cui potrebbe partire una collaborazione di gruppo, come in un cantiere di architettura o in un laboratorio di scenografia, quindi non chiusi e definitivi ma pronti a scatenare l’immaginazione e la creatività di chi li osserva, “geometrie per cogliere e costruire idee”, immaginate nelle loro dimensioni reali e collocate in spazi aperti.
L’esposizione è arricchita da un nutrito gruppo di disegni, dal 1958 al 2006, Terre, Cementi, Acquarelli, Collage, destinati ad essere poi realizzati come sculture ma anche a rimanere opere d’arte autonome.
Questi passaggi sono scanditi da immagini e documenti, raccolti nella Biblioteca Scheiwiller, utili per mettere in luce il lungo percorso di Uncini, i suoi maestri, i suoi compagni di strada, le sue amicizie.

Cenni Biografici
Giuseppe Uncini nasce a Fabriano (AN) nel 1929. Negli anni della Seconda Guerra Mondiale è costretto, con la famiglia, a trasferirsi in un piccolo centro delle Marche, Cerreto D’Esi (AN) dove ha modo di apprendere attività e tecniche derivate dai mestieri artigiani e dai lavori agresti del luogo. Tra il 1948 e il 1949 frequenta le industrie grafiche di Fabriano, per trasferirsi poi a Roma nel 1953, incoraggiato dallo scultore Edgardo Mannucci. Nel 1955 partecipa alla VII Quadriennale di Roma, al Palazzo delle Esposizioni. Nel 1957 inizia il ciclo delle Terre e, nel 1958, dei Cementarmati. In questi anni prendono avvio le esposizioni personali e collettive con Schifano, Angeli, Manzoni, Lo Savio e Festa. Del 1961 è la prima personale alla galleria “L’Attico” di Roma. Nel 1962 fonda con Biggi, Carrino, Frascà, Pace e Santoro il Gruppo 1 al cui interno lavorerà sino al suo scioglimento, avvenuto nel 1967. Alla XXXIII Biennale di Venezia (1966) partecipa con le Strutturespazio, sculture interamente in metallo che sviluppano il rapporto fra la struttura e lo spazio tridimensionale. La Strutturaspazio con ombra, del 1967, dà l’avvio a un ulteriore capitolo della sua ricerca: la costruzione delle Ombre. Nel 1968 Palma Bucarelli gli commissiona la Porta aperta con ombra che sarà sistemata, come divisione di due ambienti, nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
Gli incontri con la Galleria Christian Stein a Torino (personali nel 1968, 1971 e 1975) e con lo Studio Marconi a Milano (personali nel 1973, 1976, 1980 e 1995) segnano altri momenti importanti della sua carriera. Gli anni ottanta sono caratterizzati dalle Dimore, serie di opere realizzate con tecniche miste, a cui seguono gli Spazi di ferro e gli Spazicemento. Nel 1990 partecipa alla rassegna L’altra scultura a Madrid, Barcellona e Darmstadt. Nel 1994 inizia la collaborazione con la Galleria Fumagalli di Bergamo (personali nel 1995, 1997, 2002, 2007,2010). Il suo lavoro prosegue con la serie dei Tralicci e dei Muri di cemento. Nel 1999 espone al PS1 di New York in Minimalia. Nel 2001 si tiene alla Stadtische Kunsthalle di Mannheim un’importante retrospettiva del suo lavoro.
Il 2004 è l’anno delle Architetture. Nel 2008 in occasione della Fiera di Bologna viene presentato al pubblico il Catalogo Generale dell’opera di Giuseppe Uncini a cura di Bruno Corrà. Lo stesso anno gli viene commissionata un’opera per il Parco delle Sculture del Mart, realizzata nel 2009, e inizia a lavorare al progetto per la mostra antologica itinerante da tenersi tra il 2008 e il 2009 allo ZKM di Karlsruhe, al Mart di Rovereto e al Landesmuseum Joanneum di Graz.
Scompare a Trevi (PG), dove si era trasferito negli anni novanta, in una vecchia villa appena fuori le mura della città, il 31 marzo 2008.

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