"Come fossi solo" di Marco Magini candidato al Premio Strega. Ilmiotg intervista l'autore

 

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La voce del magistrato spagnolo Romeo Gonzalez, quella del casco blu olandese Dirk e quella del soldato sebo-croato Drazen Erdemovic: tre punti di vista su un’unica drammatica realtà, la strage di Srebrenica.

Con “Come fossi solo” (Giunti editore, collana Italiana), testo che parteciperà al prossimo Premio Strega, Marco Magini si addentra con stile da cronista in una delle vicende più tragiche della storia recente e lo fa scegliendo tre protagonisti che alternano i loro racconti lasciando al lettore ogni conclusione.

Le ombre delle motivazioni di una sentenza – quella del processo, svoltosi al Tribunale penale internazionale, sul massacro -, la colpa di non avere impedito la strage e la confessione di aver, invece, preso parte alla strage, rappresentano, rispettivamente, il magistrato, il casco blu e il soldato serbo-croato.

Viene fuori una storia toccante, “un esempio di letteratura di testimonianza che affronta con coraggio e in maniera attentamente documentata una pagina vergognosa e rimossa dell’Occidente, il massacro di Srebrenica”, si legge nelle motivazioni che hanno conferito a “Come fossi solo” la menzione speciale della giuria del Premio Calvino 2013.

“Notevole è la forza evocativa di alcune scene come suggestivo è l’impianto a tre voci della narrazione”, hanno sottolineato i giurati.

Di Magini colpisce l’impatto della scrittura e la giovane età che, tuttavia, ha probabilmente dato la giusta emotività letteraria alla vicenda.

Lei ha 30 anni ed era solo un ragazzo durante l’ultima guerra di Jugoslavia. Di solito a quell’età non si è molto portati per interessarsi a simili vicende. Cos’è che l’ha spinta ad appassionarsi tanto da scrivere un libro?

“La spinta è stata nello scoprire per caso, una sera a cena, la storia di Drazen Erdemovic, raccontatami da un’amica nel periodo nel quale stavo finendo la tesi di laurea. La storia mi è apparsa da subito una metafora potente dell’”essere umano” nella sua concezione più profonda, una storia che doveva essere raccontata”.

Come ha scelto le tre diverse voci che si alternano nel suo testo?

“Deciso di scrivere sulla storia di Erdemovic ho cercato di offrire al lettore i diversi punti di vista della vicenda, in modo che potesse crearsi un giudizio personale sulla vicenda. Il personaggio del giudice Romeo è stato quindi importante per evidenziare il dilemma morale dietro alla scelta di Erdemovic mentre il personaggio del casco blu Dirk offre la prospettiva della comunità internazionale presente in quei giorni a Srebrenica che avrebbe potuto intervenire ma che ha preferito guardare altrove”.

Qual è, se c’è, la voce che sente a lei più vicina?

“È sicuramente difficile sentirsi vicino a questi tre personaggi che vivono situazioni così estreme e lontane dal nostro vissuto, penso che l’interesse e la sfida per il lettore sia proprio nel domandarsi cosa avrebbero fatto al posto loro”.

Il testo si basa , per quanto riguarda i riferimenti storici al massacro di Srebenica e al relativo processo, su documenti e materiale processuale. Quanto è stato difficile raccordare tutto e, soprattutto, misurarsi con una vicenda terribile?

“Ho scritto questa storia in tre anni durante i fine settimana e la notte dopo il lavoro. Ho passato molto tempo a fare ricerca soprattutto per rispetto nei confronti delle vittime”.

“Come fossi solo” è stato finalista al Premio Calvino 2013 con menzione speciale della giuria, adesso Giunti lo propone per il Premio Strega. Che significato assumono per lei questi importanti traguardi?

“Sono molto contento che attraverso questo romanzo si parli di quello che è accaduto a Srebrenica e mi fa molto piacere ricevere tutti questi messaggi da parte dei lettori. Tutto il resto è davvero una grande soddisfazione che vivo alla giornata, prendendo tutto così come viene”.

 

Qual è il suo rapporto con la storia intesa come disciplina scolastica?

“Sono sempre stato un grande appassionato di storia, la considero un mezzo fondamentale per capire il presente”.

 Lei è laureato in Politica Economica Internazionale. Come nasce il suo rapporto con la scrittura?

“Io sono sempre stato e rimango soprattutto un lettore appassionato che un giorno ha incontrato una storia che lo ha colpito a tal punto da ritenere importante raccontarla”.

Cosa c’è nel suo futuro da scrittore?

Ancora non lo so, devo ancora incontrare una nuova storia che ritengo importante al punto di impegnarmi per raccontarla”.

Marco Magini è nato ad Arezzo nel 1985. Si è laureato in Politica Economica Internazionale alla London School of Economics.
Per motivi di studio e di lavoro ha vissuto in Canada, Stati Uniti, Belgio, Turchia e India.
Oggi vive e lavora a Zurigo dove si occupa di cambiamento climatico ed economia sostenibile. 

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