Materatown un anno dopo la chiusura

Alcuni giorni fa scrivemmo su facebook che avevamo intenzione di fare una intervista a Materatown. Poichè anonimo, abbiamo mandato alcune domande via internet sperando in una risposta.

La risposta l'abbiamo avuta, non solo, ma le domande sono continuate in chat e anche qui abbiamo avuto risposte.

Di seguito l'intervista.

In questi giorni cade l’anniversario del tuo abbandono delle scene. Un anno fa chiudevi il sito materatown.net. Pentito?

Per niente. Fu scelta meditata e come ebbi a scrivere nel mio ultimo articolo non avevo più le motivazioni giuste. E non le ho più ritrovate.

In che senso non avevi più le motivazioni giuste? Non mi dirai che non c’erano più argomenti a Materatown che ti ispirassero?

Figurati. Quelle non sono mancate e, temo, non mancheranno mai. Il fatto è che non mi divertono più, non ho più la voglia di scriverne e, se lo facessi, potrei solo ripetermi.

Proviamo a fare un bilancio dell’esperienza di Materatown. Cosa ti ha lasciato questa avventura?

Come ho sempre detto, ho iniziato per “gioco”. Volevo prendere in giro la retorica sui tanti “miti sfiniti” come il Pane, il Cucù, Carlo Levi, i Sassi o il XXI settembre di Materatown. Poi ci ho preso gusto e sono passati otto anni.

In che senso ci hai preso gusto?

Con il passar del tempo ho iniziato a fare anche satira politica e lì mi sono “fregato”. Querele, insulti, offese e chi più ne ha più ne metta!

Mi vuoi dire che i politici locali non hanno senso dell’umorismo?

Sì, tranne qualche lodevole eccezione. Ma, fai attenzione, quando parlo di satira “politica” devi intenderla in senso lato. La politica la fanno anche le TV ed i giornali. A tal proposito lasciami dire che molti tuoi colleghi si sono dimostrati i più rancorosi e permalosi nei miei confronti.

Come te lo spieghi?

E’ stata una sorpresa anche per me. Non immaginavo che i giornalisti fossero così suscettibili! Credo dipenda dal fatto che, avendo la tessera dell’ordine in tasca, credono di essere i depositari dell’informazione e guai a chi osa metterlo in dubbio.

Chi ti ha denunciato e come, visto l'anonimato?

Chi mi ha denunciato preferisco non dirlo visto che lo ha fatto senza pubblicizzare la notizia e ha fatto una denuncia contro “anonimi”. Ho dovuto comunque procurarmi un avvocato che ha rappresentato il sito materatown.net in quanto espressione di libertà di espressione e satira che, fino a prova contraria, è cosa ancora legale.  Ovviamente tutto questo accadeva mentre le stesse persone il giorno prima erano in piazza a gridare “Je suis Charlie!”. Ma, parafrasando un vecchio detto, “è facile essere tolleranti con la satira altrui!”

 Non è che hai chiuso per colpa delle rogne giudiziarie, quindi per stare un poco tranquillo?

Beh sicuramente queste rogne giudiziare hanno contribuito non poco alla mia scelta. Scrivere costantamente sotto pressione sapendo che molti non aspettavano altro che un mio passo falso per farmela pagare alla lunga produce il suo effetto negativo. Perdi la spensieratezza e la leggerezza necessaria e la stanchezza e la solitudine prendono il sopravvento.

 Proviamo a tornare ad un anno fa, a prima che tu decidessi di chiudere. A chi dedicheresti il tuo consueto articolo di domenica notte?

Non so…forse ad Angelo Cotugno che tristemente continua a volerci far credere di essere di sinistra solo perché pubblica le sue vecchie foto da sessantottino su Facebook. Ma è un atteggiamento tipico di molti di quella generazione. Sono diventati più borghesi dei loro padri ma si atteggiano a rivoluzionari.

Chi altro?

Forse dedicherei un pensierino anche a Luca Braia che, tra una Fiera del Cardoncello in Ucraina e un Seminario sulla Melanzana in Nuova Zelanda, viaggia più di Marco Polo. Mi piacerebbe leggere la sua nota spese ogni tanto!

Ok! Ma hai un solo colpo in canna, chi metti nel mirino?

Una nuova figura che imperversa a Materatown: Lo stanziale “turistologo”. Ve ne sono oramai a centinaia ed aumentano a dismisura. Parlo di quello strano animale stanziale che, senza alcuna base culturale che ne giustifichi le gesta, si erge a depositario della assoluta verità in materia di attrazione turistica. Talmente entra nella parte che arriva a toccare punte di altissima satira seppur, ahimè, inconsapevolmente.

Tipo?

Dispensando ogni giorno consigli in materia di Arte, Architettura e Restauro neanche fosse Renzo Piano o Giulio Carlo Argan. Tempo fa alcuni di loro sono stati capaci di discutere sul metodo migliore per impedire ai turisti di portarsi i panini da casa.

Dici sul serio?

Purtroppo sì. Per non parlare di quando si travestono da novelli Masaniello e vanno in giro armati di telefonini a fotografare presunti scempi artistico-culturali azzardando improbabili paragoni con Firenze, Roma e Venezia. Il tutto poi solo per apparire e avere quel briciolo di notorietà che Internet oramai non nega a nessuno! Il turistologo è l’emblema del provincialismo digitale!

De Ruggieri e Matera2019 volutamente ignorati?

Su Matera2019 ho già detto la mia in questi anni e i fatti mi stanno dando ragione. I danni arrecati alla città saranno superiori ai vantaggi! Per commentare De Ruggieri manca il presupposto: bisognerebbe che lui facesse qualcosa. Oddio, se poi l’alternativa è scrivere le letterine alla regista di “Sorelle” allora forse è meglio che continui nel suo dorato riposo.

Cosa faresti tu per migliorare la ricettività di Matera e sui trasporti?

 Ma io non vorrei aumentare la ricettività se intendi quella turistica. Non è la priorità di Materatown né del Sud in generale. Una città non può vivere di alberghi e musei. Lo dicono i fatti e la storia. Io vorrei che Materatown la smettesse di autocelebrarsi e di sentirsi “speciale”. Bisogna ficcarsi in testa che la vera rivoluzione sarebbe diventare una città “normale” con aziende “normali” che magari facciano frigoriferi con impiegati “normali”, magazzinieri “normali” ed operai “normali” e dove si possa poter prendere un treno anche durante una “normale” domenica. Purtroppo, però, la “normalità” non è di moda e non si finisce sulle prime pagine dei giornali come invece accade quando si parla a vanvera di “cultura”

Ti manca ancora Matera come mi confidasti quasi nove anni fa durante la prima nostra chiacchierata?

Più passano gli anni più mi sento estraneo quando “scendo” a Materatown”. Sai, noi fuorisede siamo come i figli che scoprono un bel giorno di essere adottati. All’inizio sogniamo e fantastichiamo sulla nostra madre naturale ma poi quando la conosciamo per quello che è in realtà, torniamo sui nostri passi ed impariamo ad apprezzare di più le nostre madri adottive nordiche che, anche se non ci hanno dato i natali, ci hanno cresciuto e dato la dignità di un lavoro. Forse è questa, ritornando alla tua domanda di prima, quello che più mi ha insegnato l’esperienza di materatown.net.

Rischiamo di vederti sotto altra veste, ma con gli stessi contenuti o vuoi scomparire davvero?

Non lo so. Certo è che l’esperienza di Materatown.net è oramai finita. Ho sempre creduto che nella vita bisogna avere la forza di sapersi ritirare al momento giusto se non si ha più molto da dire e dare anche se questo può significare un duro colpo per la propria vanità. E poi essere un “personaggio” non è mai stata una mia ambizione, altrimenti non avrei fatto la scelta dell’anonimato, cosa che tanti miei detrattori non hanno capito o non hanno voluto capire accusandomi di “non mettere la faccia” su quello che scrivevo. In fondo però li capisco. Come puoi spiegare questo concetto a chi venderebbe la madre pur di vedere il proprio nome stampato sul giornalino della parrocchia?

 

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