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Cementeria o centrale elettrica? PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Nicastro   
venerd́ 30 marzo 2007

Ecco la notizia diffusa dal Comitato per il Controllo dele Scelte Energetiche in merito alla faccenda della cementeria di Matera.

Matera fa il pieno di megawatts 

 

Una presenza storica, quella del cementificio di Matera della Italcementi di proprietà della famiglia siciliana e del Gruppo Pesenti, notoriamente alla ribalta dei grandi appalti pubblici italiani come il ponte sullo stretto di Messina e attiva in Italia con numerosi cementifici e centrali termoelettriche. I lavori di costruzione del cementificio di Matera risalgono agli inizi degli anni 70, ad opera di diversi soggetti privati, tra cui la Cemensud SpA di Matera. Esso sfrutta materiali provenienti da cave calcaree locali in località “Trasanello” ed una cava di argille in località “Torre Spagnola” che nel 1996 vengono trasferite, tramite fusione per incorporazione, alla subentrante Italcementi SpA con sede legale a Bergamo che fruisce successivamente, dall’ufficio regionale cave e miniere nel 2000 e di quello geologico ed attività estrattive del 2003, delle proroghe all’attività estrattiva con contributi per interventi di risparmio energetico regionali per il recupero d’energia dell’annessa centrale. Al cementificio si abbina infatti una centrale termoelettrica della potenza di circa 50 MW che sin dal 2000 utilizza come combustibile il CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti), per la centrale materana in prevalenza costituito da pneumatici usati. La questione ancora oggi appare sconosciuta a gran patte dei cittadini, mentre l’interesse è per le questioni occupazionali derivanti da un possibile licenziamento delle maestranze ed all’altezza del camino che dovrebbe nell’ipotesi del nuovo progetto raggiungere i 90 metri, incombendo sul panorama murgico. E’ bene evidenziare come l’utilizzo del CDR sia oggi al centro di un caos normativo, risultando per l’impianto di Matera poco chiare le autorizzazioni all’uso del CDR. Secondo alcuni studi scientifici, infatti, sarebbe fortemente nocivo per la salute umana producendosi dalla combustione quantità di inquinanti e “nanopolveri” responsabili di patologie respiratorie, tumori ed ictus cerebrali. Per lo stabilimento materano sono tuttora incerte le quantità e la qualità dei fumi prodotti essendo nota la sola quantità emessa di CO2.  Da più parti si contesta l’utilizzo del CDR all’interno di centrali a biomassa e cementifici che verrebbero così trasformati in inceneritori camuffati anche se, in base al Decreto del Ministro delle Attività Produttive, oggi della Programmazione Economica del 2 maggio 2006, le imprese elettriche che utilizzano il CDR-Q (Combustibili Derivanti da Rifiuti di Qualità)  possono usufruire anche dell’incentivo pubblico attraverso le quote di emissione note come certificati verdi. Un provvedimento di cui recentemente ne è stato proposta la cancellazione.  E’ da evidenziare come la Regione Basilicata sull’utilizzo del CDR,  con una  deliberazione  del novembre 2005 (Delibera della giunta Regionale n. 2208 del 4/11/2005) ne ha consentito l’uso. La Giunta Regionale (e non il Consiglio) modifica il Piano Energetico Regionale considerando – è scritto nella delibera di giunta – “che la mancata utilizzazione dei rifiuti solidi urbani o del CDR, come biomassa negli impianti di produzione di energia elettrica prevista dal P.E.R. è in contrapposizione con il Piano Regionale di smaltimento dei rifiuti, con le leggi nazionali e comunitarie, nonché con le politiche di incentivazione dell’uso di tali fonti di energia di cui al D.lgs. 37/2003”. Insomma, con un colpo di spugna, la Regione asseconda il mercato privato dell’energia, cancella i divieti all’utilizzo del CDR previsti dal P.E.R. Basilicata approvato dal Consiglio Regionale nel 2001, ed in particolare modifica il paragrafo 2.4, parte II del Capitolo 2 del Volume III che nella forma originaria enunciava testualmente” la Regione ritiene che lo sfruttamento di energia da RSU (Rifiuti Solidi Urbani) non sia praticabile ed esclude, in maniera categorica la trasformazione di qualsiasi impianto di produzione da biomasse in impianto alimentato da RSU o CDR. L’Ente (ndr Regione) inoltre, in adempimento a quanto indicato nell’o.d.g. approvato in Consiglio Regionale nella seduta del 13 marzo 2001, ritiene di dover fissare come obiettivo prossimo la progressiva riduzione, fino al totale annullamento, dell’utilizzo di RSU e/o CDR”. Proprio sulla scia di questa modifica al PER, il Comune di Matera avrebbe in programma di realizzare un impianto per la produzione di CDR (Combustibile Derivato da Rifiuto) in località La Martella, nell’immediata periferia di Matera. La realizzazione di questo impianto è stata spiegata con la saturazione delle discariche di rifiuti in provincia di Matera. La Regione sarebbe disposta a finanziare l’impianto che ha un costo di oltre 2,5 milioni di euro. Ma nuove nuvole si addensano sulla città dei Sassi. Nel novembre del 2001 la Italcementi SpA richiede al Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio l’approvazione della VIA per un progetto di realizzazione della centrale di cogenerazione a ciclo combinato da 800 MWe a Matera.  La società Italgen, del Gruppo Italcementi, subentrata nella gestione degli impianti energetici del gruppo, presenta nel 2003 studi integrativi richiesti dal Ministero per il progetto della nuova centrale. L’Amministrazione Provinciale di Matera, nel mese di luglio 2003, esprime però parere “non favorevole” confermato nel corso di una Conferenza dei Servizi presso il Ministero dell’Ambiente nel mese di luglio 2003 e dal Comitato Tecnico Regionale per l’Ambiente, organo della Giunta Regionale della Basilicata. La Regione Basilicata quindi esprime con Delibera nel mese di agosto 2004 “parere contrario” al Ministero dell’Ambiente ai sensi dell’art.6, IV comma della legge n. 349/1986. Tutto concluso per il capitolo centrale? Vale qui riportare alcuni passaggi che delineano la pericolosità dell’impianto energetico attuale e quello che la società vorrebbe realizzare evidenziate in alcuni stralci delle relazioni del Ministero:  II sito di ubicazione, C.da Trasanello in agro di Matera, comprende in parte l'area dove insiste un cementificio sempre di proprietà dalla ltalcementi ed in parte un'area di tipo industriale.Tale sito risulta posto a ridosso dal Parco Archeologico-Storico-Naturale dalle Chiese Rupestri, istituito con L.R. n. 11 de! 3 aprile 1990, ed all'interno del pSIC IT 9220135 denominato "Gravine di Matera" riportato net l'elenco dei S.I.C. e dalle Z.P.S. di cui al Decreto Ministeriale 3 aprile 2000. ­II cementificio, che insiste sulla stessa area, utilizza come combustibile anche pneumatici usati e rifiuti di plastica emettendo in atmosfera in misura rilevante inquinanti quali: diossine e furani, metalli pesanti, CO, COT, IPA HF, HCI. L'area quindi è caratterizzata dalla presenza non di un semplice cementificio ma di un veto e proprio inceneritore di rifiuti pericolosi tant'è che ai fini della autorizzazione regionale alle emissioni in atmosfera sono stati imposti i limiti dal D.to L.vo n. 124/2000. La previsione nello stesso luogo. sede del Cementificio, di una Centrale elettrica di sicuro comporta un aggravio non trascurabile del carico inquinante già pesantemente presente nell'area; alle 1296 ton/anno di CO emesse dal Cementificio si vanno a sommare le 1420 ton/anno provenienti dalla Centrale elettrica una volta in esercizio con un incremento di oltre il 100%. L'emissione poi di COV (direttamente prodotte dal cementificio alimentato con rifiuti pericolosi nella misura di 91 ton/anno) in combinazione con gli NOx ( 875 ton/anno prodotti dalla sola centrale) in un'area caratterizzata da un clima secco e siccitoso, dove la media dei valori massimi dalla temperatura è di 37° C, di certo contribuisce alla formazione di ozono per effetto delle reazioni chimiche favorite dalla radiazione solare. L'area è di particolare pregio storico-artistico-naturalistico tanto da essere stata inclusa all'interno del Sito di Importanza Comunitaria e della Zona a Protezione Speciale IT 9220135 "Gravine di Matera" caratterizzato in particolar modo dalla presenza di diverse specie di fauna protetta quli: il Falco Grillaio, il Gufo Reale ecc. Nello SIA e nelle successive integrazioni del dicembre 2003 e del 15 aprile 2004 non sono assolutamente rintracciabili gli elementi costitutivi di uno Studio di Valutazione di Incidenza cosi come individuati e rappresentati nell'allegato G del DPR 357/97 modificato ed integrato dal DPR n. 120/2003. Ciò determina la impossibilità di valutare, con il dovuto rigore che la sensibilità deil'area richiede, la compatibilità del progetto con le finalità conservative prescritte dal DPR n. 120/2003 per gli habitat e le specie presenti nell'area di che trattasi. Con nota dipartimentale del 19 aprile 2004 è stato rappresentato sia alla Direzione per la Salvaguardia Ambientale che alla Direzione per la Protezione dalla Natura del Ministero dell'Ambiente e delta Tutela del Territorio la necessità che la SIA fosse adeguato nei contenuti alle disposizioni del prefato DPR n. 120/2003 per consentire all'Ente Regione di esprimere ii proprio parere ai sensi dell'art. 6 comma 2 dell'allegato IV dei DPCM 27.12.1988 comprensivo evidentemente delle osservazioni in tema di Valutazione di Incidenza.Ad oggi nulla  è pervenuto in merito né da parte del proponente l’iniziativa né da parte delle Amministrazioni centrali titolari dei procedimenti principali di VIA e VI. Per le motivazioni espresse in precedenza e per la particolare sensibilità dell'area interessata dall'insediamento, dove le presenze archeologiche richiamano la storia dalla terra lucana; dove è ormai da diversi anni avviata e sviluppata un’intensa attività turistica; dove la politica regionale di sviluppo dell'area va nella direzione della tutela e della valorizzazione dei beni ambientali e naturalistici, appare del tutto inconciliabile la installazione di una Centrale Elettrica che con la sua presenza andrebbe a compromettere irrimediabilmente la qualità dalla vita, dell'ambiente e del paesaggio materano ». Bocciata la centrale da 800 MW, considerato il parere negativo del 2004 della Commissione per la Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio,di quello della Provincia, e della Regione, nel mese di maggio del 2006, la Italgen fa sapere di aver “inviato una replica puntuale in merito agli aspetti non legittimi del parere stesso” chiedendo “la non emissione da parte del Ministero del parere stesso, ma bensì il riesame della documentazione”. Nel febbraio del 2006 il Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio assegna al cementificio materano la quota del rilascio di CO2 per il periodo 2005-2007 ai sensi dell’art 11 della Direttiva 2003/87/CE e Decreto Legge n.273/2004 pari a 431.953 tonnellate di CO2 per ciascun anno, mentre nulla è dato sapere sul monitoraggio degli altri inquinanti prodotti in atmosfera dalla combustione del CDR. La Giunta Regionale ritorna sulla questione centrale di Matera approvando all’unanimità, nel mese di dicembre del 2006 (la n. 1987 del 2006), la variante al PRG con la prescrizione al Comune, in contrapposizione con le vocazioni del territorio pure ribadita e riconosciuta da tutte le istituzioni, di recepire nella variante al PRG oltre al cementificio anche la “centrale termoelettrica esistente da 50 MW” situata a ridosso del parco regionale Murgia Materana, nella città dei Sassi ed all’interno del SIC/ZPS. Questa nuova decisione ipoteca pesantemente l’immagine della città patrimonio dell’Unesco, del parco e sulla salute degli ignari cittadini. Intanto a mezzo fonti di stampa locale la società fa sapere che il prossimo mese di aprile è stata programmata presso la Regione Basilicata una nuova Conferenza di Servizio in merito ad un nuovo progetto a cui evidentemente non intende rinunciare.

Comitato per il Controllo delle Scelte energetiche

e-mail : ccse2005@libero.it

 
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