Si è concluso il maxi-processo Aemilia: 118 condanne

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Il processo Aemilia ha sancito la presenza dell’ndrangheta al Nord, che, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Bologna, è attiva dal 2004 ed è legata, con tutta probabilità, alla cosca Grande Aracri di Cutro (Crotone). Le condanne, che sono arrivate dopo 2 anni di udienze, il 31 ottobre, hanno voluto colpire soprattutto “la ‘ndrangheta imprenditrice“.

Gli imputati

Gli inquirenti hanno ritenuto che l’obiettivo del gruppo criminale fosse quello di acquisire il controllo di attività economiche. Sembra, infatti, che tale associazione criminale sia intervenuta anche nei lavori per il sisma 2012, che abbia ottenuto illegalmente appalti pubblici e privati, nonché che abbia ostacolato il libero esercizio del voto dal 2007 al 2012, sia a Parma che a Reggio Emilia. Tra gli imputati si ritrovano esponenti delle forze dell’ordine, ma anche imprenditori e politici, mentre a costituirsi parte civile è stato lo Stato, l’ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, i sindaci delle varie cittadine, associazioni ed enti locali.

L’operazione: “intervento storico contro la mafia al Nord”

La maxi-operazione denominata Aemilia ha avuto il via nella notte tra il 28 e il 29 gennaio 2015 e ha visto al centro delle indagini i rapporti della cosca dei Grande Aracri. All’inizio gli indagati sono stati 224, dei quali ne sono stati arrestati 160, la maggior parte dei quali, ben 117 in Emilia Romagna.

A coordinare tale poderosa inchiesta di ‘ndrangheta nella Regione è stata la Procura distrettuale antimafia di Bologna, che ha impegnato ben 200 militari, che hanno operano silenziosamente, ma in maniera efficace a Parma, Modena, Reggio Emilia, Piacenza, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia.

Tale operazione non ha avuto precedenti in Italia settentrionale, tanto che il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, ha parlato di un “intervento storico contro la mafia al Nord”. Gli indagati, oltre ad associazione di tipo mafioso,sono stati accusati anche di altri reati, ovvero usura, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, reimpiego di capitali di illecita provenienza, intestazione fittizia di beni ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

31 ottobre 2018: data storica

Il 28 ottobre 2015, circa 9 mesi dopo l’operazione, presso il padiglione della fiera di Bologna ha avuto luogo l’udienza preliminare del processo Aemilia. Gli imputati sono stati più di 200, dei quali 147 hanno scelto il rito ordinario e 71 quello abbreviato, che è stato aperto l’11 gennaio 2016 e ha portato a 40 condanne.

Il rito ordinario, invece, ha avuto inizio il 23 marzo 2016 e ha visto accusate 147 persone. Il primo grado, che si è concluso il 31 ottobre 2018, dopo la bellezza di 195 udienze, che hanno portato alla condanna di 118 imputati. Tra le oltre 24 condanne con rito abbreviato, vi è stata anche quella che ha fatto molto discutere di Vincenzo Iaquinta (2 anni per reati di armi, ma senza l’aggravante mafiosa) e quella del padre, Giuseppe Iaquinta (19 anni).

Il 5 novembre, Francesco Amato, uno degli imputati, che è stato condannato a 19 anni di carcere, si è barricato all’interno dell’ufficio postale di Pieve Modolena (Reggio Emilia), armato di coltello.

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