L'ospite più atteso. Vivere le emozioni della maternità riappropriandosi del suo significato

 

ospite

Non un pegno da pagare ma una tappa fondamentale della vita: così, secondo Silvia Vegetti Finzi, una delle più note psicologhe italiane, dovrebbe essere considerata la gravidanza che, oggi come non mai, ha perso il suo significato originario.

L’ospite più atteso. Vivere e rivivere le emozioni della maternità (Einaudi, collana Le Vele) può essere definito un’autobiografia narrata in terza persona nella quale Lena, che vive alla fine degli anni Sessanta, racconta “(…) un’attesa che, non senza difficoltà, sembra realizzare segrete potenzialità, rimarginare antiche ferite, schiudere nuove prospettive, delineare un «futuro interiore»”.

“Dagli anni Settanta – scrive Vegetti Finzi - abbiamo spronato figlie e nipoti a rendersi autonome e realizzarsi studiando, lavorando, facendo carriera. Ma, giunte ai trent’anni, si trovano di fronte a conflitti che, da sole, non riescono a risolvere. Desiderano armonizzare lavoro e maternità ma non sanno prevedere un percorso di cui hanno ben poche immagini e testimonianze. Benché sorretta da disposizioni mentali e affettive plasmate attraverso secoli di cultura e di storia, la maternità è un’opportunità, non un destino. Come tale costituisce il risultato di un processo di autoformazione che si avvale tanto della riflessione solitaria quanto della comunicazione (…)”.

Se le parole della Vegetti Finzi sono quanti mai vere e illuminanti è altrettanto vero che la dolcezza e la magia della maternità sono destinate a scontrarsi con una realtà che è molto poco attenta a tutelare una donna in attesa prima e una mamma dopo. La maternità di una lavoratrice è vissuta quasi come una sciagura dai suoi capi, conciliare il tempo da dedicare alla famiglia con quello da dedicare al lavoro è pura utopia; di contro, per giovani coppie con occupazioni precarie o, peggio, disoccupate, l’eventualità di avere un figlio è solo un miraggio. La stessa Vegetti Finzi afferma che la maternità è promossa a parole ma ostacolata nei fatti.

L’ospite più atteso invita a riappropriarsi dell’unicità di un evento che a livello emotivo sconvolge e travolge la donna: “Da sempre la cultura occidentale celebra la nascita ma misconosce il percorso generativo, ignora le contraddizioni che trasformano un corpo femminile in un corpo materno, rifiuta di sapere come, nell’intimo delle madri, si conformino simultaneamente un grembo fisico e un grembo psichico”.

 L'intento del libro è quello di valorizzare una esperienza fondamentale, che non sempre occupa il posto che merita nella vita delle donne, oggi sole e smarrite al momento di realizzare il desiderio di un figlio. Per aiutarle è allora opportuno riallacciare un dialogo tra le generazioni ove alcune troveranno la possibilità di rievocare situazioni ed emozioni che credevano dimenticate, altre di sentirsi motivate e preparate ad accogliere «l'ospite più atteso», il figlio che nascerà.

Tra i libri della Vegetti Finzi, di cui molti sono stati bestseller, ricordiamo: Storia della psicoanalisi (1986), Il bambino della notte (1990), Il romanzo della famiglia (1992), Volere un figlio (1997), Nuovi nonni per nuovi nipoti (1997) e Una bambina senza stella (2015).

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