La giornalista e scrittrice Cristina De Stefano racconta le "Scandalose. Vite di donne libere"

 

scandalose copia

Donne forti, combattive, tenaci, fragili. Donne che hanno assecondato le proprie passioni accettando di correre il rischio di essere incomprese, criticate, giudicate. Donne pronte a tutto per affermarsi nell’arte, nella musica, nella letteratura, nell’amore. Perché anche l’amore, quando è controcorrente, può essere un ostacolo.

Sono loro le Scandalose (Rizzoli) descritte con passione da Cristina De Stefano: venti donne nate tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, amazzoni refrattarie agli stereotipi, indipendenti, bellissime, sfuggenti, personalità contorte e tormentate che spesso flirtano pericolosamente con la morte. C’è chi ha subito abusi nell’infanzia (come la scultrice Niki de Saint Phalle) e tenta di superare il trauma sparando alle grandi installazioni artistiche che realizza; chi, invece, si lascia andare a un impossibile amore saffico (Violet Trefusis), incurante delle convenzioni nella Londra del primo Novecento; e chi fa dell’irrequietezza la propria musa ispiratrice (la scrittrice Clarice Lispector: “Ha un viso bellissimo. Da maga. E’ inquieta, insonne magnetica. Narcisista assoluta e maestra di compassione, nei suoi libri sa immedesimarsi con una blatta, un armadio, una rosa. (…)”.

Sono ritratti brevi ma intensi, quelli che la De Stefano racconta in Scandalose. Vite di donne libere. Sono la cronaca di esistenze travolgenti, geniali, a volte infelici e del tentativo di contrastare destini avversi con comportamenti incisivi. Si buttano a capofitto nelle loro passioni, queste donne, e accade che ne rimangano fin troppo coinvolte.

Con uno stile diretto, l’autrice accompagna il lettore tra le luci e le ombre di Tallulah Bankhead, Louise Bourgeois, Pearl S. Buck, Lydia Cabrera, Claude Cahun, Marguerite Duras, Elsa von Freytag-Loringhoven, Tove Jansson, Toto Koopman, Else Lasker-Schüler, Clarice Lispector, Mina Loy, Grace Metalious, Nahui Olin, Jean Rhys, Niki de Saint Phalle, Albertine Sarrazin, Annemarie Schwarzenbach, Nina Simone, Violet Trefusis.

De Stefano, come è nato Scandalose?

“In parte sono storie che avevo studiato per scriverne su Elle, il giornale dove ho iniziato come giornalista e ancora scrivo spesso. In parte sono scoperte fatte negli anni. Io vado sempre a caccia di donne, quando leggo, quando guardo i film, quando sono in vacanza ed entro in una mostra. E prediligo la prima metà del Novecento. Le donne di quell’epoca hanno qualcosa che mi attira, un’allure, un tocco di follia, mi ispirano. Erano le pioniere, arrivavano sulla scena del mondo e dovevano fare chiasso per aprire la strada alle altre. Il problema semmai è stato la scelta, ce ne sono così tante: ho cercato di equilibrare le più note e le meno note, e ho scelto le più divertenti, estreme, soprattutto le più potenti. La potenza femminile mi ispira”.

Tra le vite di donne libere che lei ha raccontato, qual è quella che le è rimasta più impressa?

“Una delle mie preferite è Pearl S. Buck, forse il Nobel per la letteratura meno famoso della storia. Quando le venne assegnato nel 1938 esclamò: “Ma è assurdo!”. Cosi come Doris Lessing, che rientrava dal supermercato, e vedendo i giornalisti accorsi a celebrarla dopo il Nobel, mise giù le borse della spesa e disse: “Oh Cristo!”. Le donne sono spesso cosi: ci sorprendono anche davanti al successo. Per tornare a Pearl S. Buck, ha avuto una vita straordinaria. E’ nata in Cina da genitori missionari, è imparato a parlar cinese prima che inglese, ha imparato a parlare della vita, del sesso, in modo libero, dalle contadine cinesi, che poi ha raccontato nei suoi romanzi, primo fra tutti il bellissimo La buona terra.  Ha avuto una figlia handicappata e ha rotto il tabù scrivendo un libro su di lei. Ha adottato 7 altri bambini per consolarsi di quel primo dolore. Ha divorziato dal marito per sposare il suo editore a Reno. Ha detto quello che pensava su tutto, dalla condizione dei neri americani alla ipocrisia dei missionari che si sentivano superiori ai popoli a cui portavano il Vangelo. E’ una grande donna che meriterebbe di essere più conosciuta in Italia”.

Quanto è stato difficile ricostruire le biografie delle donne protagoniste di Scandalose?

“Per niente difficile, di tutte esistono biografie in inglese. Difficile forse decidere cosa raccontare e cosa no, perché volevo storie snelle. Dovevo leggere centinaia di pagine e poi dimenticarmi tutto e poi trovare gli aneddoti e le frasi e gli snodi importanti da salvare. Sentire di ogni vita il centro. Perché c’è sempre un centro, da cui discende tutto. E’ un libro che mi sono divertita molto a scrivere. Spero che i lettori si divertano altrettanto a leggerlo”.

Nell’epoca in cui viviamo, secondo lei, riferendoci a una donna per cosa si può definirla “scandalosa” – ammesso che sia possibile?

“Certo che è possibile! Solo in Francia, dove vivo, la first lady Brigitte Macron dà scandalo con il suo amore per un uomo che ha 24 anni meno di lei, e la scrittrice Leila Slimani, Premio Goncourt con Ninna nanna, tradotto in Italia da Rizzoli, dà scandalo con i suoi temi. Una donna può essere scandalosa perché non si tinge i capelli, come è successo a una giornalista di moda francese che conosco, che si è vista dare della strega quando ha deciso di smettere di andar dal parrucchiere e su questo sta scrivendo un libro intelligentissimo. Noi donne occidentali viviamo in un’isola felice, grazie alle lotte delle nostre nonne e madri, ma una donna davvero libera, per esempio nei confronti del suo corpo, dei canoni di bellezza, dei temi caldi come la maternità o l’invecchiare, fa ancora storcere il naso a molti”.

Nei suoi libri si è sempre occupata di donne. Perché una scelta simile?

“Io amo da sempre le biografie, non sono solo autrice di biografia, ma lettrice accanita. Leggere una biografia espande la vita del lettore, è come vivere molte vite. Le donne mi interessano perché sono arrivate tardi sulla scena, sono spesso più oscure, a volte addirittura oscurate dagli uomini con cui hanno lavorato. Seguo la mia inclinazione insomma ma penso anche di fare qualcosa di utile. Abbiamo bisogno di modelli femminili. Tutti, le donne ma anche gli uomini”.

La De Stefano è giornalista e scrittrice. Vive e lavora a Parigi come scout letterario per case editrici di vari Paesi. Scrive di donne: Belinda e il mostro. Vita segreta di Cristina Campo (Adelphi 2002), Americane avventurose (Adelphi 2007) e Oriana. Una donna (Rizzoli 2013).

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