Legambiente in piazza “racconta” l’inquinamento del torrente Gravina

Una questione vecchia di quasi 25 anni che continua a danneggiare la Città dei Sassi. Il malfunzionamento dei depuratori situati tra Altamura e Matera è un problema di cui non tutti sono a conoscenza. Così Legambiente Matera è tornata a denunciare la situazione domenica mattina 21 febbraio attraverso una manifestazione artistica in Piazza Vittorio Veneto. Dal depuratore non funzionante di Altamura, gli scarichi proseguono fino al torrente Jesce, quindi confluiscono nel torrente Gravina per poi arrivare nel fiume Bradano e sfociare, infine, in mare a Metaponto. Ma gli scarichi continuano ad accumularsi durante tutto il percorso, provenendo dalle diverse industrie della zona. La faccenda diventa ancora più allarmante se si pensa che dalla stessa acqua, usata anche per l’irrigazione di diversi campi del Metapontino, si abbeverano numerosi animali.

“I controlli effettuati sull’acqua mentre attraversa la Puglia e la Basilicata – ha detto Marcello Santantonio, Presidente del Circolo Materano Legambiente – sono davvero pochi. Sarebbe sufficiente investire più denaro sugli impianti e sulle cabine di monitoraggio. E i soldi non mancano – ha aggiunto – visto che per le strutture sportive continuano a esserne usati molti.” Ha continuato dicendo che dovrebbero essere le istituzioni a intervenire e a cercare una soluzione, non le organizzazioni attraverso manifestazioni di denuncia. “In passato sono state fatte molte promesse dai politici locali, già a conoscenza del problema, ma ben poche sono state mantenute. – ha concluso Santantonio – Un immobilismo discutibile e che lascia sempre meno spazio all’ottimismo”

Pio Acito, Vicepresidente di Legambiente Basilicata, ha sostenuto che “in Italia più del 60% dei depuratori funziona correttamente. Questo secondo una statistica dell’Agenzia Nazionale dell’Ambiente. Basterebbe copiare da chi fa bene le cose, nel senso di prendere quel 60% come esempio da seguire e rendere le strutture non funzionanti efficienti come le altre. Da metà degli anni Novanta – ha spiegato Acito - sono stati sprecati 20 miliardi di lire per risolvere il problema dell’inquinamento delle acque, ma la situazione non ha fatto altro che peggiorare.” Ha aggiunto che i cittadini stessi pagano per il servizio dei depuratori ma, paradossalmente, visto che il servizio non funziona, i cittadini stanno pagando per ottenere un torrente inquinato. “Il problema durerà finché politici e amministratori non si prodigheranno per risolverlo. - ha concluso Acito – Possiamo solo aspettare le decisioni di chi sarà eletto alle prossime elezioni”.

Intanto altri animali continuano a bere le acque del torrente inquinato, così come molti campi continuano ad essere irrigati con le stesse acque. Una questione che dovrebbe interessare anche i diversi candidati sindaci, i quali hanno ora l’opportunità di affrontare il tema e proporre soluzioni.

Claudio Tarasco

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