Mediazione civile e commerciale: nuove regole per avvocati ed assistiti

Entrano in vigore oggi, 20 marzo 2010, le nuove previsioni normative disciplinate all’art. 4, comma 3, del D.Lgs. n. 28/2010 (in attuazione della delega conferita al Governo dalla legge 69/2009) in materia di mediazione civile e commerciale: la novità era stata già anticipata con la circolare n. 15 marzo 2010 n. 11, diramata dal Consiglio Nazionale Forense.

Cos’è la mediazione civile e cosa prevede in sintesi la nuova normativa? Quali gli obblighi per gli avvocati e quali, invece, i vantaggi per gli assistiti?

Lo ha spiegato lo stesso Ministro della Giustizia Angelino Alfano, affermando che la mediazione delle controversie civili e commerciali si inserisce nel generale contesto della recente riforma del processo civile: la mediazione è, infatti, un nuovo istituto giuridico “in grado di deflazionare il sistema giudiziario italiano rispetto al carico degli arretrati ed al rischio di nuove sopravvenienze, che possono favorire l’ accumulare di nuovo ritardo…; questo neonato istituto…ha lo scopo di facilitare l’accordo tra le parti tra le quali è insorta una controversia per evitare che vadano davanti al Giudice … e consiste nel tentativo operato da un soggetto specializzato, terzo ed indipendente, altamente qualificato e vigilato dal Ministero di Giustizia … tendente ad ottenere una conciliazione tra le parti. Lo scopo di fondo è, infatti, quello di non mandare tutto e sempre in Tribunale…affinché, attraverso una mediazione compositiva tra i soggetti tra i quali intercorre una controversia… ci siano soluzioni …che non debbano necessariamente dichiarare uno sconfitto ed un vincitore…”. In sostanza assistiamo al “capovolgimento del rapporto < vinco-perdo >, classico delle liti in giudizio, sostituito da un rapporto in cui entrambi possono ottenere soddisfazione dalla mediazione civile”.

Così, all’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato dovrà informare l’assistito della possibilità (o necessità) di avvalersi del procedimento di mediazione e di godere delle agevolazioni fiscali connesse all’eventuale scelta: l’avvocato, infatti, dovrà altresì informare il cliente dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

L’informazione, chiara e redatta in forma scritta, dovrà essere fornita tanto alla parte attrice quanto a quella convenuta: diversamente il contratto tra avvocato ed assistito è annullabile.

Quindi, in taluni casi tale procedura è solo facoltativa, rappresentando una scelta delle parti, mentre in altri casi tale iter rappresenta una tappa sostanzialmente obbligatoria.

Quali, quindi, i casi in cui è obbligatorio il previo utilizzo del procedimento di mediazione?

Questo iter è condizione di procedibilità del giudizio, nel senso che “occorre attivare la mediazione perché altrimenti non si può andare davanti al Giudice” e, quindi, la sua carenza determina assoluta improcedibilità in altra sede di giudizio, nelle ipotesi di controversie relative a diritti disponibili in materia di condominio, diritti reali (proprietà), divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione dei veicoli e natanti, responsabilità medica e diffamazione con mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari.

“Si tratta pertanto, precisa il Ministro Alfano, di un vero e proprio catalogo di situazioni e contratti che classicamente determinano più di altri il contenzioso tra le parti”.

Al termine della mediazione le parti possono, quindi, accettare la proposta di conciliazione, oppure decidere di rifiutarla ed andare, comunque, davanti al Giudice: attenzione però, perché se in giudizio, quindi in Tribunale, il Giudice attribuirà giustizia facendo però propria, in sostanza, la proposta del mediatore, alla parte che aveva rifiutato la soluzione saranno riferiti i maggiori costi di spese e di giudizio.

Un “vero e proprio disincentivo, precisa il Ministro, al rifiuto della mediazione quando essa si configuri come possibile”: quindi la mediazione può essere “facilitativa”, se favorisce l’intesa tra le parti, o “aggiudicativa” quando invece propone direttamente una soluzione.

Esiste però anche una terza tipologia di mediazione, che si aggiunge a quella facoltativa ed a quella obbligatoria: infatti se “in giudizio il Giudice si accorge che le parti possono addivenire ad un accordo, può ben attribuire un ulteriore termine per la mediazione rinviando l’udienza civile per il tempo necessario alla mediazione stessa (non superiore a 4 mesi, cioè 120 giorni): in tal caso la mediazione è demandata dal Giudice.

Come evidente, i tempi della mediazione sono molto più brevi di quelli del contenzioso civile italiano, per cui tale istituto giuridico, “candidato a trovare le soluzioni per le questioni che intervengano nelle controversie civili e commerciali, può davvero rivoluzionare la giustizia civile in Italia restituendo efficienza e celerità all'inero sistema (conferenza stampa del Ministro Angelino Alfano al termine del Consiglio dei Ministri n. 67, in data 28-10-2009. Fonte: www.Governo.it).

Quale l’utilità? Innanzi tutto la velocità, poiché in 120 giorni il problema può essere risolto, quindi l’economicità, poiché il solo mediatore può trovare la soluzione, evitando pertanto l’intervento di avvocati e giudici, infine le ragioni fiscali, poiché sono previsti incentivi fiscali significativi ed automatici, come il credito di imposta ,e l’esenzione dalle tasse e dalle imposte di registrazione.

Lo scopo generale della riforma, quindi, è “sconfiggere il nemico della giustizia italiana: la sua lentezza.

Con la mediazione se ne pone un pilastro fondamentale.

 

dott. Giuseppe Lo Martire

specialista in Scienze delle Autonomie Costituzionali

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