Case, case, ma per chi?

Ferve il dibattito nella città, e, anzi, nell’aula consiliare del Comune e tra correnti di partito e di partiti, circa un piano casa che scavalca ogni razionale strumento urbanistico, a Matera inesistente. Ed è il trionfo del mattone selvaggio, di cui Matera porta già tutti i segni più brutti. Non dice niente la vicenda del “grattacielo”, del mulino Padula di via Lucana, dello sfacelo del Centro direzionale, di tutta l’area di via Gravina, delle frane che hanno interessato la collina di Serra Rifusa, ecc. ecc.? Vogliamo continuare, caro sindaco Adduce, per questa via nefasta, distruggendo tutto ciò che la legge sui Sassi e le leggi per l’edilizia popolare avevano realizzato, in termini di decenza e di vivibilità? Leggiamo che si vorrebbero celebrare i cento anni dalla nascita dell’architetto Quaroni, vero demiurgo di una città a misura d’uomo, dei tempi in cui le città si progettavano avendo di mira una possibile città ideale e disponendo di un solido bagaglio culturale. Invece si è alle solite. Matera è una città in cui c’è una superfetazione culturale, e quindi una cultura raffazzonata, in cui ognuno celebra sé stesso e racconta per pochi intimi e per l’unica soddisfazione di vedere il proprio nome pubblicato sul quotidiano locale. A Matera si fanno celebrazioni a catena. Ora è il caso di Quaroni, di cui puntualmente, a livello operativo, si ignora il messaggio, e anzi lo si contraddice. Ci sono – è vero - pochi coraggiosi, di cui, a proposito del piano casa, si legge la protesta. Ma il Sindaco che fa? Il Consiglio comunale come si comporta? Ignorando le istanze di quei pochi coraggiosi, con ogni probabilità sta cercando un accordo che metta nel calderone gli interessi dei costruttori (cui spesso si collegano i consiglieri comunali e regionali) e poltrone che con la città e con la questione urbanistica non hanno nulla a che vedere. Non sappiamo dove abbiamo letto che la popolazione di Matera, negli ultimi anni, non ha avuto alcun aumento. Contemporaneamente si rileva: a). che da anni non si costruiscono case popolari; b). che molte case ormai sono sfitte; c). che, per molti dai guadagni spropositati (vedi liberi professionisti, dirigenti di banca, presidenti di enti istituzionali e paraistituzionali), gli appartamenti, anche vuoti, sono forme di investimento e nulla più. Del resto, è noto che, da decenni, ormai, i cosiddetti industriali materani non conoscono se non il mattone. Basti pensare che a nessuno di loro – nonostante le sollecitazioni del CIACP - venne mai in mente di poter salvare la Barilla, la centrale del latte, il consorzio di bonifica, le fabbriche di laterizi, ecc. Siamo convinti che, per uscire dignitosamente e intelligentemente dal dibattito attuale sul piano casa, basterebbe fermare il provvedimento alle case popolari, in attesa di tempi nuovi. Invece, probabilmente, anzi sicuramente, si creerà un maggioranza trasversale, legata dal cemento o dalla attribuzione di cariche presidenziali in questo o quell’ente, in riferimento a questa o quell’area del PD, collegata, a sua volta, a questo e quel protagonista (si fa per dire), in un partito che, nella nobile tradizione del PCI, ignorava le correnti, gli individui ed era solo rivolto all’interesse generale della città. Degli eletti, alla Regione, in Parlamento, in Enti vari, si riconosceva solo la indennità di cui il partito aveva la riscossione diretta, come forma di autofinanziamento. Vigeva anche la legge per cui un inquisito, un semplice sospettato di illeciti, un investito per due legislature non aveva diritto alla candidatura e ricandidatura. Invece oggi sentiamo parlare di area Santochirico, area Antezza, area Bubbico, area Viti... Il tutto ammantato dalla pretesa di arrivare (nel 2019!) a Matera capitale europea della cultura, che sembra essere diventata un comodo paravento, per cui si chiede la disponibilità di alcune centinaia di migliaia di euro! Per produrre che cosa, caro Sindaco? E per chi? Non certo per chi sta preparando la valigia per cercare lavoro altrove (e che non è mai il figlio del parlamentare, né del consigliere regionale, né dell’assessore regionale). Insomma, caro Sindaco, vogliamo ricordare alla gente che siamo gente di sinistra? Giovanni Caserta, responsabile culturale del CIACP Pio Abiusi, socio CIACP Matera, 31 marzo 2011

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