Il Sud barattato in cambio della tenuta di coalizione

emblema180x108L’on. Vico interviene sulle politiche per il Mezzogiorno

Due aree estremamente interconnesse o progrediscono assieme o inevitabilmente rischiano l’implosione di un sistema economico che si muove su dinamiche parallele.

E’ la sintesi che pone l’on. Vico di fronte alla contrapposizione dei modelli economici tra Nord e Sud che lo stesso Tremonti ha posto in evidenza nei giorni scorsi riproponendo l’eterna “questione meridionale”.

Un approccio superficiale e certamente non di analisi economica, quello del Ministro dell’Economia – spiega Vico – anche perché non è più un segreto per nessuno il fatto che questo Governo, fermo e schiacciato sulle posizioni della Lega, sia disposto a tutto, anche a barattare il Sud, in cambio della tenuta della pseudo-coalizione PDL-Lega a chiara trazione nordista. Ora, dopo i risultati elettorali travolgenti delle città del Nord, più che mai.

Così  nel decreto attuativo “sud” del federalismo fiscale, nei Documenti di programmazione economica, così come nel recente Documento di Economia e Finanza o nel Piano Nazionale di riforme o ancora nel cosiddetto “Piano Sud” di Fitto – sottolinea il parlamentare del PD – c’è il chiaro disegno che smaschera le vere intenzioni della maggioranza: vestire di dualismo e di ragioni economiche una strategia che tende solo a tener buoni i leghisti e così passare la nottata.

Il Governo sostiene e reitera l’esistenza di due sistemi economici distinti:il Nord che produce, funziona e lavora; e il Sud che rappresenta, per dirla alla Tremonti, il freno del Paese.

Questa impostazione è errata politica e soprattutto nei fondamenti economici – dice Vico – perché gli andamenti economici dell’ultimo decennio hanno dimostrato come la dipendenza tra le due aree, sugli scenari internazioni ed europei, è così profonda da condizionale i risultati dell’intera Italia e non di parte di essa.

La storia del post unificazione in Germania è l’esempio più lampante di politiche da “exit” strategy, “ma in Italia – ammette l’on. Vico - l’opportunismo elettorale purtroppo non lascia spazio al buon senso”.

Come dimenticare, infatti – precisa il parlamentare del partito democratico – che il Sud disponeva di 64 miliardi e che negli ultimi 3 anni, il Governo in carica ha prelevato dagli interventi di riequilibrio territoriali prima 20 miliardi e poi altri 25 miliardi? Risorse rimodulate nel Fondo Nazionale Infrastrutture (12 miliardi), nel Fondo Strategico nazionale (9 miliardi) e infine nel Fondo Nazionale per l’occupazione. Dov’è finito – ricorda Vico – il riparto a favore delle regioni del Sud per l’85% delle risorse che dovevano riguardare le infrastrutture e che il CIPE ha invece esclusivamente concesso per cantieri e opere del Centro Nord?

Destino infausto che ha riguardato anche gli ormai famosi fondi FAS che abbandonata la dizione di “Fondi per le Aree Sottoutilizzate” in favore della più artistica dizione “Fondi per lo sviluppo e la coesione delle aree sottoutilizzate”, acquisiscono il “dono” – dice Vico - di essere spendibili dappertutto e non solo al Sud.

E sui Fondi Europei ? Il Governo ha in testa la riprogrammazione   centralizzata dei  Fondi strutturali e perciò prova , ipocritamente, a scaricare sulle regioni e comuni del Sud il basso impegno di spesa.  E’ vero, la spesa del quadriennio 2007-2013 relativa ai programmi comunitari è bassa. Simile, quasi, al precedente ciclo 2000-2006 . Ma il Governo omette almeno tre cose:  il patto di stabilità che è divenuto un vero collo di bottiglia per la spesa  gli Enti Locali beneficiari; le cifre e la spesa dei programmi dei Ministeri, dell’Anas, delle Ferrovie, dei concessionari nazionali di servizi pubblici dello Stato inesistenti;l’assenza di uno “straccio” di indirizzo sull’attuazione dei piani e di programmi nazionali.

Che dire del “decreto Sud” quando affronta il tema della spesa in conto capitale, particolarmente sugli investimenti in infrastrutture che non si  intrecciano assolutamente con lo stesso “federalismo fiscale”, per cui non esiste alcuna   relazione fra perequazione infrastrutturale, fabbisogni standard e livelli essenziali delle prestazioni – sottolinea il deputato PD - Diventa un “mistero” come si trasformeranno gli attuali trasferimenti ordinari in conto capitale ( fondo perduto) ed ancora più misteriosi diventano il trattamento delle fonti di entrata degli investimenti pubblici locali, il ricorso al debito o i proventi straordinari.

Infine Vico fa cenno alle dotazioni infrastrutturali territoriali.

Non vengono estese ne ai tradizionali settori dei “servizi essenziali” (sanità, assistenza, istruzione) – dice - ne ai servizi pubblici locali cui sono collegati importanti funzioni fondamentali di Comuni e Province (servizio idrico, ciclo dei rifiuti, trasporto pubblico locale e regionale, viabilità, illuminazione pubblica).

Insomma, Il Governo intende “annegare” le politiche per lo sviluppo territoriale nel mare degli “interventi speciali” per cui la stessa perequazione diverrebbe un intervento speciale. Al Mezzogiorno saranno destinati, eventualmente, i fondi degli interventi speciali (cosiddette risorse aggiuntive) in sostituzione del ciclo finanziario ordinario che resta riservato al centro-nord. Trionfa si un dualismo, ma un dualismo strutturale del sistema Italia – conclude Vico – Ed è solo buon senso cercare di impedirlo.

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