I bambini fanno rock. Povia si racconta

povia C’è spazio anche per la beneficenza, tra una tappa e l’altra del suo nuovo tour: sabato 30 giugno dalle 17 Povia affiancherà altri artisti a Roncolo di Quattro Castella (Reggio Emilia) nell’ambito di “Un sorriso per l’Emilia”, concerto per le vittime del terremoto. Intanto, i bambini sono cresciuti e c’è un Povia cresciuto insieme a loro: lo dimostra “I bambini fanno rock” – distribuzione Edel- il nuovo cd del cantautore. “Abbiamo fatto due teatri quest’inverno e ho rivisto tutta la gente che nel 2005 non poteva venire ai concerti perchè non era maggiorenne. E’ stato un segnale bello, di crescita. Questo è un disco molto rock, con le chitarre più fuori e con il rock inteso anche come roccia, come prendere la vita in pugno”, ammette Povia. E’ un cd che segna quasi un ritorno al passato: sulla falsariga di “Evviva i pazzi”, del 2005, ad essere protagoniste sono le canzoni d’amore. Non è un caso che ad anticipare l’uscita dell’album sia stato il singolo “Ricordi”, perché, precisa Povia “l’ambiente musicale si ricordasse che sono un cantautore che scrive delle canzoni d’amore e che sono stato frainteso con continue polemiche, ad esempio per il fatto di essere sempre alla ricerca della furbata. Se faccio qualcosa io è una furbata (il riferimento è al brano “Come fai” del cd “Scacco matto”, contro i banchieri internazionali, ndr), se invece è Bruce Springsteen a parlare male delle banche va bene”. “Ricordi” è un lento d’amore che invita a liberarsi del pregiudizio di non pensare al passato: “Spesso si dice “No, non pensare al passato”, ma il futuro lo fai grazie al passato perciò è giusto ricordarsi dei ricordi, sono loro che ti aiutano a costruirti un futuro”, spiega. Al brano si accompagna un video girato nelle cave delle Cervaiole, le cave dei marmi di Carrara: “Ci sono un pianoforte bianco, dei marmi bianchi, rose bianche, io sono vestito di bianco. E’ tutto bianco. Quest’anno ho deciso di vestirmi solo di bianco perché voglio dare un messaggio di purezza. Alla fine ho capito che nelle canzoni io sono sempre stato onesto. Magari nella vita no, sono un essere umano, faccio un sacco di errori, ho tanti difetti però nelle canzoni quello che scrivo resta e questa cosa qua la difendo fino alla morte. Quello che scrivo è intellettualmente onesto”. “Sei diversa” è un altro brano d’amore: “Parla della donna che tutti vorrebbero. – sottolinea il cantautore - Secondo me le donne si dovrebbero mettere in testa che più si truccano, più si vestono da puttanoni e più gli uomini se le vorrebbero solo portare a letto. Devono scordarsi della storia seria. “Sei diversa” parla invece della ragazza semplice: un uomo se deve fare un progetto di vita con una donna lo fa con una donna semplice. Mi infastidisce vedere ragazzine giovani truccatissime che prendono esempio da quelle che vanno in televisione da “Uomini e donne”. Anche se io avessi vent’anni mi darebbe fastidio una troppo truccata, troppo attillata, troppo tirata. Quelle che mettono il seno in evidenza si lamentano perché tu le guardi il seno però non fanno niente per portarti a guardarle negli occhi. “Sei diversa” è un po’ la donna che vorrebbero tutti al loro fianco”. Ad aprire il cd, “Ci vuole un duro allenamento”: sono tre minuti di brano, la durata di un round di pugilato. Parte la canzone, comincia il round, c’è la campanella, venti secondi di riscaldamento poi tre minuti di round e la campanella che sancisce lo stop. “Mi piaceva rilanciare il pugilato che è uno sport messo un po’ in disparte, è stato declassato, invece è bello”, dice Povia. “Mattone su un mattone” è dedicato ad Amelia, la sua seconda bimba (in passato il cantautore scrisse “T’insegnerò” per Emma, la sua prima figlia) : “Non bisogna cercare la strada facile, alla fine ogni cosa si costruisce dalle fondamenta. Non si inizia mai a costruire una casa dal tetto, lo so che sembra una cosa banale però oggi la maggior parte dei genitori indirizza i figli sempre verso la strada più facile. Invece devono guadagnarsela”. Poi c’è il brano rap, “Povia non ce la fa”: “Il rap non nasce in America, come molti erroneamente pensano. – spiega - Il rap è nato tutto in Africa nell’anno Mille dai neri che si chiamavano Griot. Erano dei cantastorie popolari che a tempo di rap denunciavano lo stato delle cose durante la monarchia e il re ascoltava molto quello che dicevano in quanto avevano un grande consenso. Il re faceva la sua campagna anche in base a quello che dicevano i cantastorie. Il rap nasce tutto lì, per dare un messaggio di pace e denunciare le cose ma con grande buon senso. Mentre invece quanti vengono fuori dall’America copiano il modello americano della fotocopia della copia della Giamaica e usano parolacce, insulti, come se avessero sofferto solo loro. Questa cosa qua non la sopporto, ho due bimbe che ascoltano le canzoni, puoi dire le stesse cose anche senza parolacce, la rabbia la puoi sfogare lo stesso. “”Povia non ce la fa” dice appunto “chi viene dalla strada dovrebbe sapere che l’unica strada è parlare al cuore, io sono padre di due bambine ed è per loro che faccio queste rime”. Nella canzone divento un super eroe, “Super Povia ce la fa””. Concludono il cd Cioè, Piena, Anche no, Balla balla, E non passi. Il tour sta facendo tappa in numerose piazze italiane regalando novità, divertimento ma soprattutto rock. Accanto a Povia, una formazione potente composta da batteria (Claudio Del Signore) basso (Mirko Pieri) 2 chitarre (Andrea Morucci, Giulio Pineschi) tastiere (Alessio Buccella) accompagnata da coriste dalla voce fresca ma grintosa (Anna Oleandro, Clarissa Lelli). Caratteristica unica di questo spettacolo, come negli anni precedenti, lo spazio www.liveinweb.net nato per dare la possibilità al pubblico di seguire le performance attraverso lo streaming digitando la password presente nei suoi Dischi originali. L'interattività non si ferma qui, infatti sarà possibile dialogare con lui tramite gli sms che verranno proiettati sul maxischermo alle sue spalle durante il concerto.

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