Corte Costituzionale: preclusa la difesa d’ufficio ai praticanti avvocati

E’ illegittimo l’articolo 8, comma 2, ultimo periodo del Regio Decreto legge 27-11-1933 n. 1578 - “Ordinamento delle professioni di avvocati e procuratori” - nella parte in cui prevede che i praticanti avvocati, in sede penale, possano essere nominati difensori d’ufficio.

Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con sentenza 17-3-2010 n. 106.

Chi è il “praticante avvocato”, in cosa si differenzia rispetto all’avvocato professionista, e cosa comporta, quindi, la recente pronuncia della Corte Costituzionale?

L’ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore è disciplinato, come detto, dal Regio Decreto – legge 27 novembre 1933 n. 1578 che, all’art. 8, tra l’altro stabilisce che “i laureati in giurisprudenza che svolgono la pratica prevista …(per poter accedere all’esame di abilitazione professionale e, quindi, previa iscrizione all’albo professionale, per poter esercitare la professione di avvocato) sono iscritti , a domanda, …in un registro speciale tenuto dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati presso il Tribunale …", e precisa, nel prosieguo, che “i praticanti procuratori, dopo un anno dall’iscrizione nel registro …sono ammessi, per un periodo non superiore a sei anni, ad esercitare il patrocinio davanti ai Tribunali ….limitatamente ai procedimenti che… rientravano nella competenza del Pretore. Davanti ai medesimi Tribunali …, in sede penale, essi (cioè i praticanti) possono essere nominati difensori d’ufficio, esercitare le funzioni di pubblico ministero e proporre dichiarazione di impugnazione sia come difensori sia come rappresentanti del pubblico ministero”.

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere ha sollevato la questione di legittimità costituzionale relativamente all’art. 8 del regio decreto, investendo così la Corte Costituzionale della decisione finale.

Secondo questo Consiglio dell’Ordine, infatti, tale previsione normativa violerebbe “l’art. 24 della Carta Costituzionale italiana ( ...tutti possono agire in giudizio per la difesa dei propri diritti ...sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti , i mezzi per agire e difendersi...) poiché impone al soggetto indagato o imputato, (cioè colui che, in sede processuale penale, necessita di assistenza legale) di subire la nomina di un difensore d’ufficio dotato di una professionalità non ancora compiuta rispetto a quella di cui godono gli avvocati, dopo aver percorso l’intero iter di abilitazione all’esercizio della professione

Cos’è la “difesa d’ufficio” e a chi spetta la nomina del professionista?

L’articolo 97 del Codice di Procedura Penale afferma che “l’imputato che non ha nominato un difensore di fiducia o ne è rimasto privo è assistito da un difensore d’ufficio”, eventualmente nominato dal Giudice stesso o dal Pubblico Ministero: tanto in ossequio all’articolo 11 della nostra Costituzione, che, tra l’altro, affermando che la giurisdizione si attua mediante il giusto processo (comma 1), chiarisce altresì che è giusto solo quel processo di ragionevole durata che si svolge davanti ad un giudice terzo ed imparziale, nel contraddittorio tra le parti (comma 2) e che garantisce a ciascuno le condizioni per preparare la propria difesa processuale (comma 3).

Ebbene, prima di questa pronuncia del Giudice delle leggi, la difesa d’ufficio poteva spettare anche ai praticanti avvocati, e non solo agli avvocati abilitati ed iscritti all’albo professionale.

Quali le ragioni a supporto della recente decisione della Corte?

Secondi i giudici delle leggi, che hanno dichiarato fondata la questione di legittimità costituzionale, dichiarando pertanto la illegittimità costituzionale del dettato normativo laddove prevede che i praticanti avvocati possono essere nominati difensori d’ufficio, la nomina di un praticante come difensore d’ufficio lederebbe la garanzia dell’effettività della difesa stessa: in parole semplici “..all’indagato, o imputato, potrebbe essere assegnato, senza il concorso della sua volontà, un difensore che non ha percorso l’intero iter abilitativo alla professione” (Corte Costituzionale sentenza 106/2010).

Ma la Corte afferma anche un altro concetto estremamente chiaro, quando precisa che “la differenza tra il praticante e l’avvocato iscritto all’albo si apprezza non solo sotto il profilo della capacità professionale – che, nel caso del praticante, è in corso di maturazione, il che giustifica la provvisorietà dell’abilitazione al patrocinio – ma anche sotto l’aspetto della capacità processuale, intesa come legittimazione ad esercitare, in tutto o in parte, i diritti e le facoltà proprie della funzione defensoriale”.

Infatti il praticante, purchè iscritto nel registro, può certamente proporre dichiarazione di impugnazione, ma non può partecipare, nel seguito, all’eventuale giudizio di gravame.

Una competenza incompleta, quindi.

In realtà il praticante avvocato, se pur vero che, dopo questa pronuncia dei Giudici delle leggi, non può più, in sede penale, esser nominato difensore d’ufficio, in realtà può, sempre e comunque, essere nominato difensore di fiducia dal soggetto che necessita di assistenza legale (cioè l’indagato e/o imputato): infatti, precisano i Giudici aditi, “un conto è che tali limiti di competenza professionale e di capacità processuale siano liberamente accettati dall’imputato, altro è che essi siano imposti in sede di nomina del difensore d’ufficio”.

Per gli aspiranti avvocati, quindi, possibilità professionali ridotte, ma non completamente negate: ciò che fa la differenza è, sempre, l’indispensabile rapporto fiduciario che lega l’assistito, comunque libero di scegliere, al professionista, praticante o avvocato che sia.

dott. Giuseppe Lo Martire

specialista in Scienze delle Autonomie Costituzionali

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